• IN MANUS TUAS

    Vi darò buone notizie dal Paradiso

    Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante: In Manus Tuas, In Manus Tuas, In Manus Tuas! Sì, dite questo a tutti da parte mia: IN MANUS TUAS! E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è un dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà! E, un’altra cosa… l’ho sempre amato! Dite questo da parte mia. E un bacio nel Signore a tutti. + Salvatore Boccaccio vescovo

  • è tempo ora

    è tempo, ORA ...

    E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri ...

  • esponiamoci alla sua luce

    esponiamoci alla Sua luce!

    E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro… Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria.

  • Mater Misericordiae!

    Maria Madre della Tenda

    Madre di Gesù e madre nostra, prega per noi ora, affinché l’umanità si risvegli e decida veramente per la costruzione di una nuova civiltà dell’amore; Ti ascolti, Ti risponda e riponga in Te fiducia. Prega per noi, ora, affinché gli uomini si risveglino dal sonno della non vita e vengano a Te in un abbandono fiducioso per essere ricondotti a Gesù. Fa' splendere la tua luce, Madre, e mostraci la via della salvezza. Madre della Tenda, prega per noi

  • Con Chiara nei deserti della vita ...

    Con Chiara nei deserti della vita ...

    Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo - Chiara Amirante

  • Nella gioia del RISORTO!

    Nella gioia del RISORTO!

    L'annuncio cristiano dice: Dio si è fatto uomo, si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Luca 24

  • Integer vitae nulla!

    Vorrei dirvi una cosa ...

    Non temete! Se Colui che E' da principio, non ha disdegnato questi sassi, non disprezzerà neppure i macigni del vostro povero cuore. Sappiate offrirglieli, perchè stabilisca in mezzo agli uomini il suo domicilio. E continuerà anche per il vostro SI, l'avventura della Redenzione DON TONINO BELLO...

  • Suspendisse neque tellus

    Nel deserto della mia vita, Signore ...

    hai voluto piantare la Tua tenda. Ogni giorno mi chiedo come sia possibile e nella carne risuona la Tua voce che viene a dirmi che non è opera mia. Tutto è veramente grazia, Signore, ed io voglio cantare la melodia della Tua infinta misericordia ...

  • Curabitur faucibus

    LA DIMORA DI DIO CON GLI UOMINI

    Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio (la tenda) con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» Apocalisse 21, 3-4

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mercoledì 29 giugno 2011

GLORIFICA LA TUA VITA! DIVENTA UN GIRASOLE ... Tracce incontro 28 giugno 2011 - 1a parte


Quanto sarebbe bello è incoraggiante per noi, essere riconosciuti per la strada,
nelle nostre case o al lavoro come girasoli :« Guarda, è come un girasole;
 sempre proteso al cielo e al sole
».
Questo non per avere il contentino della lode, o la spocchia del sentirmi "fashion"– Gesù si è mostrato severo circa la ricerca dei consensi pubblici (cf. Lc 6,26; Mt 6,5) –
quanto perché 
riconoscendomi come girasole, veicolerei una bella definizione della
mia identità di uomo o di donna che crede in Cristo.
Ma per diventare girasoli bisogna riconoscere, quello che ci rende ancora
dei salici piangenti, cioè ripiegati su noi stessi.
La Madre ha preso dimora sotto 'la Tenda', coi figlioli ... Grazie, Madre, per averci chiamati ...*
Grazie a Luca S. per aver riportato dal Meeting, oltre a tanta gioia e riconoscenza alla Madre,
anche la Madre stessa ... E VITA SIA! Non temiamo di prendere Maria con noi (Mt 1,20) ...
Alla Sua scuola umile e silenziosa impariamo la VITA!... Benvenuta, Madre!



(segue nel post successivo... questo mi dà qualche problema! NON PRAEVALEBUNT!)




venerdì 24 giugno 2011

" NELL'EUCARESTIA LA VIA PER IL RINNOVAMENTO DEL MONDO " ...




... Così il Papa alla Messa del Corpus Domini in S. Giovanni in Laterano





L’Eucaristia assimila l’uomo a Gesù e sulle orme di Cristo lo rende capace di farsi dono per gli altri, strumento per l’unità della famiglia umana. Così il Papa nell’omelia della Messa per la Solennità del Corpus Domini presieduta dal Pontefice ieri nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Dopo la celebrazione la Processione Eucaristica lungo Via Merulana, guidata dal Papa, fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, e la Benedizione Eucaristica.



“Nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo”. Nella Solennità del Corpus Domini il Papa invita a riflettere sul mistero di Cristo che nel dono di sé sulla Croce salva il mondo e mostra a ciascuno la via della redenzione. Un evento, quello del Calvario – spiega il Papa nell’omelia presso la Basilica di San Giovanni in Laterano - che Gesù anticipa e perpetua nell’istituzione dell’Eucaristia, in cui il pane spezzato e il vino versato si fanno corpo e sangue di Cristo, via di unione a lui e di salvezza:

Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro.

Per amore – osserva Benedetto XVI - Cristo “accetta tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce” e “accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione”:

Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso
E’ per questo che Dio consegna al mondo il dono dell’Eucaristia, per offrire ad ogni uomo la possibilità della salvezza. Non ci sono scorciatoie infatti nel Cristianesimo – evidenzia il Santo Padre – “tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio”:

Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio

Per meglio comprendere la dinamica della comunione eucaristica, il Papa fa quindi riferimento ad un passo di sant’Agostino:

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me”. Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui
Nella comunione eucaristica – continua il Santo Padre – Cristo “ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù (…). Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri” al punto che “non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui”.

Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore

Il Vangelo – rimarca Benedetto XVI - mira da sempre "all’unità della famiglia umana (…) a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia”.


- fonte Radio Vaticana 



sabato 30 aprile 2011

NELLA BEATITUDINE ETERNA ...


... CONTEMPLANDO IL SUO VOLTO!


LETTERA SULL’ADORAZIONE EUCARISTICA
GIOVANNI PAOLO II
Lettera sull'adorazione eucaristica 47° Congresso Eucaristico Internazionale
Roma, 18-25 giugno 2000
Esorto i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi. Nella contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana.
1. Gesù non è più presente in mez­zo agli uomini allo stesso modo in cui lo fu lungo le vie della Palestina.
Dopo la Risurrezione, nel suo corpo glorioso, appar­ve alle donne e ai suoi discepoli.

 Quindi con­dusse gli Apostoli « fuori verso Betania e, al­zate le mani, li benedisse..., si staccò da loro e fu portato verso il cielo » (Lc 24,50-51). Tuttavia, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli uomini. Egli resta sem­pre in mezzo ai suoi fratelli e, come ha pro­messo, li accompagna e li guida mediante il suo Spirito.
La sua presenza è ora di un altro ordine. In effetti « nell'ultima cena, dopo aver cele­brato la Pasqua con i suoi discepoli, mentre passava da questo mondo a suo Padre, Cristo istituì questo sacramento come me­moria perpetua della sua passione..., il più grande di tutti i miracoli; a coloro che la sua assenza avrebbe riempito di tristezza, la­sciò questo sacramento come incomparabi­le conforto » (Tommaso d'Aquino, Ufficio del Corpus Domini, 57,4).
Ogni volta che nella Chiesa celebriamo l'Eucaristia, noi ricordiamo la morte del Salvatore, annunciamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta. Nessun sacra­mento è dunque più prezioso e più grande di quello dell'Eucaristia; ricevendo la co­munione veniamo incorporati a Cristo. La nostra vita è trasformata e assunta dal Signore.
2. Al di fuori della celebrazione euca­ristica, la Chiesa si prende cura di venerare l'Eucaristia che deve essere « conservata... come il centro spirituale della comunità reli­giosa e parrocchiale » (
Paolo VI, Mysterium idei, n. 68).
La contemplazione prolunga la comunio­ne e permette di incontrare durevolmen­te Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza. Quando lo contempliamo pre­sente nel Santissimo Sacramento dell'alta­re, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un'u­nione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: « Chi ha visto me ha visto il Padre » (Gv 14,9).
La contemplazione, che è anche una co­munione di desiderio, ci associa intimamen­te a Cristo e associa in modo particolare co­loro che sono impossibilitati a riceverlo.
Rimanendo in silenzio dinanzi al Santis­simo Sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in rapporto.
Non è quindi attraverso i sensi che lo per­cepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l'amore che ci portano a riconoscere il Signore, Lui ci co­munica pienamente « i benefici di questa re­denzione che ha compiuto, Lui, il Maestro, il Buon Pastore, il Mediatore più gradito al Padre » (Leone XIII, Mirae caritatis).
Come ricorda il Libro della fede dei Vescovi del Belgio, la preghiera d'adorazio­ne in presenza del Santissimo Sacramento unisce i fedeli « al mistero pasquale; essa li rende partecipi del sacrificio di Cristo di cui l'Eucaristia è il "sacramento permanente" ».
3. Onorando il Santissimo Sacra­mento, noi compiamo anche una profonda azione di rendimento di grazie che eleviamo al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli ha visitato e redento il suo popolo.
Mediante il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi, che ci per­mettono di chiamare Dio col nome di Padre.
Come ci ricorda la Scrittura, Gesù passa­va intere notti a pregare, in particolare nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare. Nella preghiera, mediante un gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Si­gnore, il cristiano apre il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per ringraziarlo dei suoi favori, offerti gra­tuitamente.
4. E’ bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'a­more infinito del suo Cuore.
Impariamo a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la sal­vezza del mondo. «Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda intimità » (Veritatis splendor, n. 21). Noi siamo invitati a seguire il suo insegnamento, per essere poco a po­co configurati a lui, per permettere al­lo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è stata affidata. In particola­re, l'amore di Cristo ci spinge a operare in­cessantemente per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e per il servizio degli uomini: « noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » (1Cor 10,17): è questa la Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra che è chiamato a prendere parte alla vita beata con Dio.
Il mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività spirituale e caritati­va della Chiesa (cf: Presbyterorum ordinis, n. 6).
E’ intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti e aperti alle gioie e agli affan­ni degli uomini e allarga il cuore alle di­mensioni del mondo. Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.
Attraverso l'adorazione, il cristiano con­tribuisce misteriosamente alla trasforma­zione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Ogni persona che prega il Sal­vatore trascina dietro di sé il mondo intero e lo eleva a Dio.
Coloro che s'incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio; es­si presentano a Cristo tutti coloro che non lo conoscono o che sono lontani da lui; essi vegliano dinanzi a lui, in loro nome.
5. In occasione di questo giubileo, incoraggio i sacerdoti a ravvivare il ricordo della loro ordinazione sacerdotale, median­te la quale Cristo li ha chiamati a partecipa­re in modo particolare al suo unico sacer­dozio, soprattutto nella celebrazione del sacrificio eucaristico e nell'edificazione del suo corpo mistico che è la Chiesa.
Che essi ricordino le parole pronuncia­te dal Vescovo nel corso della liturgia del­la loro ordinazione: « Prendete coscienza di ciò che farete, vivete ciò che compire­te, e conformatevi al mistero della Croce del Signore »!
Attingendo alla fonte dei santi misteri mediante tempi di contemplazione fedeli e regolari, essi ricaveranno frutti spirituali per la loro vita personale e per il loro mini­stero e potranno, a loro volta, rendere il po­polo cristiano a loro affidato atto a cogliere la grandezza « della loro partecipazione pe­culiare al sacerdozio di Cristo » (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 1996).
6. «I fedeli, quando adorano Cristo presente nel Santissimo Sacramento, devono ricordarsi che questa presenza de­riva dal Sacrificio e tende alla comunione sia sacramentale che spirituale »
(Congre­gazione dei Riti, Istruzione sul culto del­l'Eucaristia, n. 50).
Esorto dunque i cristiani a fare regolar­mente visita a Cristo presente nel San­tissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo per­manente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi.
Nella contemplazione i cristiani perce­piscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana
. Questo cammino li porta a unirsi più intensamente al mistero pasquale e a fare del sacrificio eucaristico, dono perfet­to, il centro della loro vita, secondo la loro vocazione specifica, in quanto esso confe­risce al popolo cristiano una dignità in­comparabile (cfr. Paolo VI, Mysterium Fi­dei, n. 67).
In effetti, con il dono dell'Eucaristia, noi siamo accolti da Cristo, riceviamo il suo perdono, ci nutriamo della sua parola e del suo pane e siamo quindi inviati in missione nel mondo; ognuno è così chiamato a ren­dere testimonianza di ciò che ha ricevuto e a fare lo stesso con i suoi fratelli.
I fedeli rafforzano la loro speranza sco­prendo che, con Cristo, la sofferenza e la disperazione possono essere trasfigurate, poiché, con Lui, noi siamo già passati dalla morte alla vita. Pertanto, quando essi offro­no al Maestro della Storia la loro vita, il loro lavoro e tutta la creazione, allora le loro giornate vengono illuminate.
7. Raccomando ai sacerdoti, ai reli­giosi e alle religiose, così come ai laici, di proseguire e d'intensificare i loro sforzi per insegnare alle giovani generazioni il senso e il valore dell'adorazione e della de­vozione eucaristiche.
Come potranno i giovani conoscere il Signore se non vengono introdotti al miste­ro della sua presenza? Come il giovane Sa­muele, imparando le parole della preghiera del cuore, essi saranno più vicini al Signore che li accompagnerà nella loro crescita spi­rituale e umana e nella testimonianza mis­sionaria che dovranno rendere per tutta la loro esistenza.
Il mistero eucaristico è in effetti il « cul­mine di tutta l'evangelizzazione » (Lumen gentium, n. 28), poiché è la testimonianza più eminente della Risurrezione di Cristo. Tutta la vita interiore ha bisogno di silenzio e d'intimità con Cristo per crescere. Questa familiarità progressiva con il Signore per­metterà ad alcuni giovani d'impegnarsi nel servizio dell'accolitato e di partecipare più attivamente alla Messa; stare presso l'alta­re è per i giovani anche un'occasione privi­legiata per ascoltare la chiamata di Cristo e seguirlo più radicalmente nel ministero sa­cerdotale.


 
Lettera inviata dal Santo Padre al Vescovo di Liegi in occasione del 750°
anniversario della festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo - 28 maggio 1996













"La santità è la misura ordinaria della vita cristiana" GP II

venerdì 1 aprile 2011

A sei anni dalla morte, il segreto di un Papa






di Andrea Tornielli
01-04-2011

  • Domani, 2 aprile, saranno trascorsi sei anni dalla scomparsa di Giovanni Paolo II. Questa volta l’anniversario è particolarissimo, dato che fra un mese esatto Benedetto XVI proclamerà beato il suo predecessore. Un evento, quello di un Papa che eleva all’onore degli altari chi l’ha immediatamente preceduto sul trono di Pietro, che non si verificava da più di mille anni.
  • Molti nelle prossime settimane ricorderanno la sua grande figura, il suo carisma, l’immediata simpatia che suscitava nelle folle, il suo percorrere in lungo e in largo il mondo annunciando il Vangelo per raggiungere coloro che non avrebbero mai potuto permettersi un viaggio a Roma.
  • Il «segreto» della sua santità non risiedeva però in questo, ma nal suo dialogo quotidiano e profondo con Dio. Più di ogni altra cosa, infatti, colpiva vederlo pregare. Come testimonia un episodio accaduto dientro le quinte del bellissimo pellegrinaggio in Terra Santa compiuto da Papa Wojtyla nell’anno 2000, in occasione del Grande Giubileo. È stato il francescano padre Giovanni Battistelli, allora Custode di Terra santa, a raccontarlo.
  • «A Gerusalemme Giovanni Paolo II alloggiava presso la sede della delegazione apostolica. C’era un ascensore per poter raggiungere il secondo piano, dov’era stata preparata la sua stanza e quella del suo segretario particolare, monsignor Stanislao Dziwisz». Ma la sera del suo arrivo nella Città Santa, il 21 marzo, Wojtyla decise di fare diversamente, dopo aver dato un’occhiata all’appartamento. Arrivò stanco dopo i primi due giorni di viaggio in Giordania. Venne accolto dalle autorità israeliane all’aeroporto di Tel Aviv, e poi si recò nella sede della delegazione dove sarebbe stato ospitato.
  • Giovanni Paolo II vide per la prima volta la disposizione delle stanze. La cappella con il Santissimo era al piano inferiore, e per lui, in quelle condizioni, non sarebbe stata facilmente raggiungibile. «Disse al suo segretario – racconta padre Battistelli – di andare a dormire al piano terra, e volle che nella stanza preparata per don Stanislao fosse invece ospitato il Santissimo sacramento, per poter trascorrere del tempo in meditazione e preghiera, inginocchiato davanti all’ostia consacrata anche durante la notte». Così il fedele segretario dovette cedere il posto a Gesù e lasciare che fosse Lui a vegliare sul Papa anziano e malato, permettendo a quest’ultimo di continuare il dialogo incessante con il mistero in quei giorni così importanti, nella Città Santa dove Cristo aveva versato il suo sangue, accettando di farsi crocifiggere per la salvezza degli uomini.



LETTERA SULL’ADORAZIONE EUCARISTICA
GIOVANNI PAOLO II


Lettera sull'adorazione eucaristica 47° Congresso Eucaristico Internazionale
Roma, 18-25 giugno 2000



  • Esorto i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi. Nella contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana.
  • 1. Gesù non è più presente in mez­zo agli uomini allo stesso modo in cui lo fu lungo le vie della Palestina.
  • Dopo la Risurrezione, nel suo corpo glorioso, appar­ve alle donne e ai suoi discepoli. Quindi con­dusse gli Apostoli « fuori verso Betania e, al­zate le mani, li benedisse..., si staccò da loro e fu portato verso il cielo » (Lc 24,50-51). Tuttavia, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli uomini. Egli resta sem­pre in mezzo ai suoi fratelli e, come ha pro­messo, li accompagna e li guida mediante il suo Spirito.
  • La sua presenza è ora di un altro ordine. In effetti « nell'ultima cena, dopo aver cele­brato la Pasqua con i suoi discepoli, mentre passava da questo mondo a suo Padre, Cristo istituì questo sacramento come me­moria perpetua della sua passione..., il più grande di tutti i miracoli; a coloro che la sua assenza avrebbe riempito di tristezza, la­sciò questo sacramento come incomparabi­le conforto » (Tommaso d'Aquino, Ufficio del Corpus Domini, 57,4).
  • Ogni volta che nella Chiesa celebriamo l'Eucaristia, noi ricordiamo la morte del Salvatore, annunciamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta. Nessun sacra­mento è dunque più prezioso e più grande di quello dell'Eucaristia; ricevendo la co­munione veniamo incorporati a Cristo. La nostra vita è trasformata e assunta dal Signore.
  • 2. Al di fuori della celebrazione euca­ristica, la Chiesa si prende cura di venerare l'Eucaristia che deve essere « conservata... come il centro spirituale della comunità reli­giosa e parrocchiale » (Paolo VI, Mysterium idei, n. 68).
  • La contemplazione prolunga la comunio­ne e permette di incontrare durevolmen­te Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza. Quando lo contempliamo pre­sente nel Santissimo Sacramento dell'alta­re, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un'u­nione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: « Chi ha visto me ha visto il Padre » (Gv 14,9).
  • La contemplazione, che è anche una co­munione di desiderio, ci associa intimamen­te a Cristo e associa in modo particolare co­loro che sono impossibilitati a riceverlo.
  • Rimanendo in silenzio dinanzi al Santis­simo Sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in rapporto.
  • Non è quindi attraverso i sensi che lo per­cepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l'amore che ci portano a riconoscere il Signore, Lui ci co­munica pienamente « i benefici di questa re­denzione che ha compiuto, Lui, il Maestro, il Buon Pastore, il Mediatore più gradito al Padre » (Leone XIII, Mirae caritatis).
  • Come ricorda il Libro della fede dei Vescovi del Belgio, la preghiera d'adorazio­ne in presenza del Santissimo Sacramento unisce i fedeli « al mistero pasquale; essa li rende partecipi del sacrificio di Cristo di cui l'Eucaristia è il "sacramento permanente" ».
  • 3. Onorando il Santissimo Sacra­mento, noi compiamo anche una profonda azione di rendimento di grazie che eleviamo al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli ha visitato e redento il suo popolo.
  • Mediante il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi, che ci per­mettono di chiamare Dio col nome di Padre.
  • Come ci ricorda la Scrittura, Gesù passa­va intere notti a pregare, in particolare nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare. Nella preghiera, mediante un gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Si­gnore, il cristiano apre il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per ringraziarlo dei suoi favori, offerti gra­tuitamente.
  • 4. E’ bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'a­more infinito del suo Cuore.
  • Impariamo a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la sal­vezza del mondo. «Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda intimità » (Veritatis splendor, n. 21). Noi siamo invitati a seguire il suo insegnamento, per essere poco a po­co configurati a lui, per permettere al­lo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è stata affidata. In particola­re, l'amore di Cristo ci spinge a operare in­cessantemente per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e per il servizio degli uomini: « noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » (1Cor 10,17): è questa la Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra che è chiamato a prendere parte alla vita beata con Dio.
  • Il mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività spirituale e caritati­va della Chiesa (cf: Presbyterorum ordinis, n. 6).
  • E’ intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti e aperti alle gioie e agli affan­ni degli uomini e allarga il cuore alle di­mensioni del mondo. Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.
  • Attraverso l'adorazione, il cristiano con­tribuisce misteriosamente alla trasforma­zione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Ogni persona che prega il Sal­vatore trascina dietro di sé il mondo intero e lo eleva a Dio.
  • Coloro che s'incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio; es­si presentano a Cristo tutti coloro che non lo conoscono o che sono lontani da lui; essi vegliano dinanzi a lui, in loro nome.
  • 5. In occasione di questo giubileo, incoraggio i sacerdoti a ravvivare il ricordo della loro ordinazione sacerdotale, median­te la quale Cristo li ha chiamati a partecipa­re in modo particolare al suo unico sacer­dozio, soprattutto nella celebrazione del sacrificio eucaristico e nell'edificazione del suo corpo mistico che è la Chiesa.
  • Che essi ricordino le parole pronuncia­te dal Vescovo nel corso della liturgia del­la loro ordinazione: « Prendete coscienza di ciò che farete, vivete ciò che compire­te, e conformatevi al mistero della Croce del Signore »!
  • Attingendo alla fonte dei santi misteri mediante tempi di contemplazione fedeli e regolari, essi ricaveranno frutti spirituali per la loro vita personale e per il loro mini­stero e potranno, a loro volta, rendere il po­polo cristiano a loro affidato atto a cogliere la grandezza « della loro partecipazione pe­culiare al sacerdozio di Cristo » (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 1996).
  • 6. «I fedeli, quando adorano Cristo presente nel Santissimo Sacramento, devono ricordarsi che questa presenza de­riva dal Sacrificio e tende alla comunione sia sacramentale che spirituale » (Congre­gazione dei Riti, Istruzione sul culto del­l'Eucaristia, n. 50).
  • Esorto dunque i cristiani a fare regolar­mente visita a Cristo presente nel San­tissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo per­manente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi.
  • Nella contemplazione i cristiani perce­piscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana. Questo cammino li porta a unirsi più intensamente al mistero pasquale e a fare del sacrificio eucaristico, dono perfet­to, il centro della loro vita, secondo la loro vocazione specifica, in quanto esso confe­risce al popolo cristiano una dignità in­comparabile (cfr. Paolo VI, Mysterium Fi­dei, n. 67).
  • In effetti, con il dono dell'Eucaristia, noi siamo accolti da Cristo, riceviamo il suo perdono, ci nutriamo della sua parola e del suo pane e siamo quindi inviati in missione nel mondo; ognuno è così chiamato a ren­dere testimonianza di ciò che ha ricevuto e a fare lo stesso con i suoi fratelli.
  • I fedeli rafforzano la loro speranza sco­prendo che, con Cristo, la sofferenza e la disperazione possono essere trasfigurate, poiché, con Lui, noi siamo già passati dalla morte alla vita. Pertanto, quando essi offro­no al Maestro della Storia la loro vita, il loro lavoro e tutta la creazione, allora le loro giornate vengono illuminate.
  • 7. Raccomando ai sacerdoti, ai reli­giosi e alle religiose, così come ai laici, di proseguire e d'intensificare i loro sforzi per insegnare alle giovani generazioni il senso e il valore dell'adorazione e della de­vozione eucaristiche.
  • Come potranno i giovani conoscere il Signore se non vengono introdotti al miste­ro della sua presenza? Come il giovane Sa­muele, imparando le parole della preghiera del cuore, essi saranno più vicini al Signore che li accompagnerà nella loro crescita spi­rituale e umana e nella testimonianza mis­sionaria che dovranno rendere per tutta la loro esistenza.
  • Il mistero eucaristico è in effetti il « cul­mine di tutta l'evangelizzazione » (Lumen gentium, n. 28), poiché è la testimonianza più eminente della Risurrezione di Cristo. Tutta la vita interiore ha bisogno di silenzio e d'intimità con Cristo per crescere. Questa familiarità progressiva con il Signore per­metterà ad alcuni giovani d'impegnarsi nel servizio dell'accolitato e di partecipare più attivamente alla Messa; stare presso l'alta­re è per i giovani anche un'occasione privi­legiata per ascoltare la chiamata di Cristo e seguirlo più radicalmente nel ministero sa­cerdotale.

venerdì 25 marzo 2011

CON LUI, NELLA GIOIA VERA ...





Quando t'imbatti
in una cosa
BELLA
la racconti.
E quando t'imbatti
in una cosa
 VERA, la dici.

E se hai capito che la storia di
Gesù ha illuminato il cammino
del mondo e dell'uomo
dandogli
senso, allora lo racconti.
Non puoi farne a meno.

E se l'incontro con Gesù ha cambiato
la tua esistenza dandole forza,
direzione, senso, allora inviti gli amici

 a condividerla.

Bruno Maggioni





Chi ha conosciuto la gioia dell'incontro col Cristo, non può
tenerla chiusa dentro di sé ma deve irradiarla"

Giovanni Paolo II




mercoledì 23 marzo 2011

E' tempo ORA ...




"E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri. E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro…
- Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria


Tutti chiamati come lei a diventare lune che
riverberano il Sole, in lei sorella che è andata
avanti, cantiamo l’immagine del nostro futuro...
Regina del cielo, rallegrati:
donna santissima, salve!
Che labbra potrebbero
intessere inni
per te, melodiosa
presenza nel cosmo
di gioia pasquale. Rit.
O luna, che sorgi
dal cuore dell’ombra,
il sole remoto
- il Cristo – riverberi
in cielo purissimo.
Icona splendente
del nostro futuro,
almeno tu gli occhi
vivissimi volgi
al canto devoto.
Bellezza altissima
e dolce, sorella,
tu fiore intatto
di nostra radice,
accoglici teco.
Il Verbo creante
tuo fi glio, che esulta
col Padre e lo Spirito,
t’inondi di luce,
regina del cielo. Amen.
Davide Maria Montagna






Signore metti luce nei miei pensieri,
luce nelle mie parole, luce nel mio cuore.

martedì 8 marzo 2011

Vi aspettiamo stasera, ore 21 .00 ..


Come temere un Dio che si fa così piccolo, umile,
'celato' in un pezzo di pane? ....

 


... pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,e mentre lo si contempla senza paura
di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita... - Dalle Omelie di San Gregorio Magno



Poiché è il Trascendente, Egli è anche l’Onnipresente.
Gli umili e i docili sanno che Egli fa sì che tutto concorra al loro Bene, che il sassolino nella scarpa, la pozzanghera, lo scoglio e il pantano sono, per così dire, l’anticamera della Sua Santa Dimora.
Perciò si abbandonano alla Sua Volontà.
E, dove questa Volontà si compie, noi viviamo sulla terra come fossimo in cielo.



Fabrice Hadjadj
La terra strada del cielo


Grazie a http://blessingsandbroderie.blogspot.com


 
 פרק כג א מזמור לדוד יהוה רעי לא אחסר: ב בנאות דשא ירביצני על־מי מנחות ינהלני: ג נפשי ישובב ינחני במעגלי־צדק למען שמו: ד גם כי־אלך בגיא צלמות לא־אירא רע כי־אתה עמדי שבטך ומשענתך המה ינחמני: ה תערך לפני שלחן נגד צררי דשנת בשמן ראשי כוסי רויה: ו אך טוב וחסד ירדפוני כל־ימי חיי ושבתי בבית־יהוה לארך ימים: 
Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla - Sal 23

lunedì 7 marzo 2011

LA PRIMA CONDIZIONE DELL'EVANGELIZZAZIONE E' L'ADORAZIONE

Intervista a monsignor Dominique Rey,
Vescovo di Fréjus-Toulon (Francia)

di Gisèle Plantec

ROMA, lunedì, 7 marzo 2011 (ZENIT.org).- Dal 20 al 24 giugno si terrà a Roma il Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica, su iniziativa di monsignor Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, con la partecipazione, tra gli altri, di sei Cardinali. In questa intervista rilasciata a ZENIT, monsignor Rey spiega l’importanza dell’adorazione eucaristia per la Chiesa di oggi e dei frutti che si attendono per la Chiesa da questo incontro senza precedenti nella Città eterna.

La Chiesa si sta mobilitando intensamente per preparare questo Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica. Qual è la sua importanza e quali sono le aspettative per questo convegno?Monsignor Rey: Questo convegno si inquadra perfettamente nell'opera portata avanti da Papa Benedetto XVI che, sulle orme di Giovanni Paolo II, intende promuovere una nuova presa di coscienza sull’urgenza missionaria con cui si confronta, oggi più che mai, la Chiesa. Il tema del convegno “Dall’adorazione all’evangelizzazione” sottolinea che questo nuovo impulso missionario si deve radicare nella vita ecclesiale ed eucaristica. La prima condizione dell’evangelizzazione è l’adorazione. Purtroppo alcune proposte missionarie di oggi si presentano più come marketing o promozione commerciale che come testimonianza di fede. Il rischio è quello di una distorsione del metodo di evangelizzazione.

È la prima volta che a Roma si svolge un incontro su questo tema. E la partecipazione di numerosi Cardinali, Vescovi e testimoni che operano nel campo come evangelizzatori e adoratori, evidenzia l’interesse suscitato dall’argomento. Questo congresso vuole dare un’anima e una spiritualità a questa nuova evangelizzazione così necessaria per il rinnovamento della Chiesa e per l’irradiazione del messaggio evangelico (...)




Elenco dei Relatori e argomenti


www.adoratio2011.com
Cardinale Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino , «l’Adorazione Eucaristica come cuore della vita diocesana».
Cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace , «Adorazione come fondamento della giustizia sociale».
Cardinale Raymond Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica «L’importanza dell’ Adorazione del Santissimo Sacramento nella formazione e nella vita dei sacerdoti».
Il cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino, celebrante e predicatore alla Messa, Martedì 21 Giugno .
Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero, celebrante e predicatore alla Messa, Mercoledì 22 Giugno .
Vescovo Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare de L’Aquila, Italia, “ L’ Adorazione Eucaristica come esperienza pastorale e di vita".
Vescovo Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Karaganda, Kazakistan «L’Adorazione della santa Eucaristia nella Sacra Liturgia». Vescovo D. José Ignacio Munilla , vescovo di San Sebastian, Spagna «Adorazione Eucaristica e Sacre Scritture».
Vescovo Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, Francia , «L’ Adorazione della santa Eucaristia e la Nuova Evangelizzazione».
Mons. Guido Marini , Maestro delle Cerimonie Pontificie, Città del Vaticano , «Celebrare la festa del Corpus Domini».
P. Nicolas Nicolas Buttet, fondatore della «Fraternità Eucharistein», «Eucaristia, Adorazione e guarigione».
P. Mark Kirby, priore del monastero benedettino Diocesano di Nostra Signora del Cenacolo a Tulsa, Oklahoma, USA , «Spiritualità eucaristica».

P. Florian Racine , Fondatore dei Missionari della Santissima Eucaristia, Fréjus-Toulon, Francia , «I frutti spirituali e le grazie derivanti dall’ Adorazione Eucaristica nelle Parrocchie».
Madre Adela Galindo, fondatrice delle Serve del Cuore trafitto di Gesù e Maria, Florida, USA , «Amare Gesù nell’Eucaristia con Maria: fondamento della vita religiosa.»
Sr. Joseph , Missionarie della Carità, Roma , «Dall’ Adorare Cristo nell’Eucaristia al servirLo nei poveri».
Cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, Sri Lanka, ex segretario della Congregazione per il Culto Divino , «Sollevamento di obiezioni all’ Adorazione Eucaristica».



«Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più importante che mai recuperare la capacità del silenzio interiore e del raccoglimento. L’adorazione eucaristica permette questo non solo centrato sull’»Io«ma maggiormente in compagnia di quel»Tu«pieno d’amore che è Gesù Cristo,»il Dio vicino a noi". (Papa Benedetto XVI, Angelus 06.10.2007)