• IN MANUS TUAS

    Vi darò buone notizie dal Paradiso

    Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante: In Manus Tuas, In Manus Tuas, In Manus Tuas! Sì, dite questo a tutti da parte mia: IN MANUS TUAS! E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è un dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà! E, un’altra cosa… l’ho sempre amato! Dite questo da parte mia. E un bacio nel Signore a tutti. + Salvatore Boccaccio vescovo

  • è tempo ora

    è tempo, ORA ...

    E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri ...

  • esponiamoci alla sua luce

    esponiamoci alla Sua luce!

    E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro… Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria.

  • Mater Misericordiae!

    Maria Madre della Tenda

    Madre di Gesù e madre nostra, prega per noi ora, affinché l’umanità si risvegli e decida veramente per la costruzione di una nuova civiltà dell’amore; Ti ascolti, Ti risponda e riponga in Te fiducia. Prega per noi, ora, affinché gli uomini si risveglino dal sonno della non vita e vengano a Te in un abbandono fiducioso per essere ricondotti a Gesù. Fa' splendere la tua luce, Madre, e mostraci la via della salvezza. Madre della Tenda, prega per noi

  • Con Chiara nei deserti della vita ...

    Con Chiara nei deserti della vita ...

    Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo - Chiara Amirante

  • Nella gioia del RISORTO!

    Nella gioia del RISORTO!

    L'annuncio cristiano dice: Dio si è fatto uomo, si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Luca 24

  • Integer vitae nulla!

    Vorrei dirvi una cosa ...

    Non temete! Se Colui che E' da principio, non ha disdegnato questi sassi, non disprezzerà neppure i macigni del vostro povero cuore. Sappiate offrirglieli, perchè stabilisca in mezzo agli uomini il suo domicilio. E continuerà anche per il vostro SI, l'avventura della Redenzione DON TONINO BELLO...

  • Suspendisse neque tellus

    Nel deserto della mia vita, Signore ...

    hai voluto piantare la Tua tenda. Ogni giorno mi chiedo come sia possibile e nella carne risuona la Tua voce che viene a dirmi che non è opera mia. Tutto è veramente grazia, Signore, ed io voglio cantare la melodia della Tua infinta misericordia ...

  • Curabitur faucibus

    LA DIMORA DI DIO CON GLI UOMINI

    Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio (la tenda) con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» Apocalisse 21, 3-4

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venerdì 22 aprile 2011

Approfondimenti GIOVEDI' SANTO - Quaresima 2011




ACCOGLIERE LA CHIAMATA A DIVENIRE AMATI



"Essere l'amato è l'origine e il compimento della vita dello Spirito. Dal momento in cui rivendichiamo la verità di essere gli Amati, noi affrontiamo la chiamata di diventare ciò che siamo. Diventare gli Amati: ecco il viaggio spirituale che dobbiamo compiere (...) Per vivere una vita spirituale dobbiamo rivendicare per noi stessi che siamo "presi" o "scelti". Da tutta l'eternità, prima ancora che tu nascessi e diventassi parte della storia, tu esistevi nel cuore del Padre! (J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

DIVENTARE AMATI VUOL DIRE ACCETTARE DI ESSERE PANENELLE MANI DI GESU': PANE PRESO, BENEDETTO, SPEZZATO E DATO


"L’Unità! Ma chi potrà azzardarsi a parlare di essa? E ineffabile come Dio! Si sente, si vede, si gode ma... è ineffabile! Tutti godono della sua presenza, tutti soffrono della sua assenza. È pace, gaudio, amore, ardore, clima di eroismo, di somma generosità. E Gesù fra noi! Solo se abbimao il disstintivo dell'unità tra noi possiamo dirci veramente cristiani. Quando l'unità con i fratelli si fa difficile, pccprr enon spezzare mai, ma piegarsi finché l'amore fa il miracolo di un cuore solo e un'anima sola. Meglio il meno perfetto, ma in unità coi fratelli, che il più perfetto ma in disunità con essi, perché la perfezione non sta nelle idee o nella sapienza, ma nella carità. Niente di più organizzato di ciò che l'amore ordina e nulla di più libero di ciò che l'amore unisce. Chi vive in Dio è uno con tutti e tutto e da tutto distinto, Quanto più ci consumeremo in uno, tanto più acquisteremo la virtù dell'altro in modo che saremo tutti uno, ciascuno l'altro, ognuno Gesù" Chiara Lubich
Nonostante tutta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti in cui ci si mette davanti agli altri, situazioni in cui le suscettibilità si urtano. E' per questo che vivere insieme implica una certa croce, uno sforzo costante e un'accettazione che è un mutuo perdono d'ogni giorno. San Paolo dice: "Voi dunque, eletti di Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenera compassione, di benevolenza, di umiltà, di dolcezza, di pazienza; sopportatevi a vicenda e perdonatevi gli uni gli altri, se uno ha contro l'altro qualche motivo di lamentela; il Signore vi ha perdonato, fate lo stesso a vostra volta. E sopra ogni cosa sia la carità, che è il vincolo della perfezione. Con questo, la pace di Cristo regni nei vostri cuori: è questa la chiamata che vi ha riuniti in un medesimo corpo. Infine, vivete in azioni di grazie!". JEAN VANIER


ESSERE SCELTO

«Per diventare gli Amati, dobbiamo, prima di tutto, rivendicare di essere presi. Inizialmente questo può sembrare molto strano, eppure, essere presi è essenziale per divenire gli Amati. Possiamo desiderare di diventare gli Amati solo quando sappiamo che siamo già gli Amati. Potrebbe essere d’aiuto, usare al posto di “prendere”, che è un termine un po’ freddo e fragile, un termine più caldo e morbido con lo stesso significato: il termine “scegliere”. Come figli di Dio noi siamo quelli scelti da Dio»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

ESSERE BENEDETTO
«Come Amati Figli di Dio, noi siamo benedetti. Mi rendo sempre più conto di quanto noi, paurosi, ansiosi, insicuri esseri umani, abbiamo bisogno di una benedizione. Dare una benedizione è confermare, dire “sì” al fatto che una persona è Amata. E più che questo: dare una benedizione crea la realtà della quale la benedizione parla. Una benedizione tocca la primigenia bontà dell’altro e dà vita al suo “essere Amato”»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

ESSERE SPEZZATO

«Tu sei un uomo spezzato, io sono un uomo spezzato e tutte le persone che conosciamo direttamente o di riflesso sono persone spezzate. Forse l’inizio più semplice sarebbe dire che il nostro essere spezzati rivela qualcosa su chi siamo. Le nostre sofferenze e i nostri dolori non sono semplicemente noiose interruzioni nella nostra vita: ci toccano, piuttosto, nella nostra unicità e nella nostra più intima individualità. L’essere spezzati è un’esperienza del tutto personale e nella società in cui tu ed io viviamo è generalmente una esperienza intima: è lo spezzarsi del cuore, è la sofferenza del cuore spezzato»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)
ESSERE DATO

«Noi siamo scelti, benedetti, spezzati così come siamo dati. Il quarto aspetto della vita dell’Amato è essere dato. Come persone che sono date possiamo comprendere appieno il nostro essere scelti, benedetti e spezzati. La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri. La nostra umanità arriva alla sua espressione più alta nell’atto di dare. Diventiamo gente stupenda quando diamo qualsiasi cosa possiamo dare: un sorriso, una stretta di mano, un bacio, un abbraccio, una parola d’amore, un regalo, una parte della nostra vita… tutta la nostra vita»

 (H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)




Immagine: Cattedrale San Clemente I
Altare reposizione giovedì santo
Meditazione integrale a cura di Don Andrea Pacchiarotti




mercoledì 20 aprile 2011

SETTIMANA SANTA 2011 - Come fai a vivere il Vangelo se non hai a chi lavare i piedi!



Scritto da Don Davide Banzato | 15 Aprile 2011





SETTIMANA SANTA 2011 - La culla è sempre all'ombra della croce





Carissimi,

ci rivedremo il 3 maggio p.v. per la preghiera in Rettoria ...
Martedì 19 aprile = martedì santo; 26 aprile = giornata mariana
c/o Cattedrale Sant. Madonna delle Grazie: ci ritroveremo
attorno a Maria
, coi fratelli coparrocchiani, in preparazione
alla solennità della Nostra amata Mamma celeste ...



cenacolo


mercoledì 13 aprile 2011

Approfondimenti INCONTRO 12 aprile 2011 - MISERICORDIA, MARIA, INTERCESSIONE E FUOCO



Riportiamo l'interessante articolo di Don DAVIDE BANZATO

Il Fuoco dentro di noi …
potrebbe spegnersi definitivamente!


dal blog EGIOIASIA.com




A Medugorje molte volte la Madonna ha parlato del demonio e colpisce molto il fatto che questi messaggi – secondo quanto afferma padre Livio Fanzaga – siano in coincidenza del festival dei giovani o della GMG, come ad indicare implicitamente che si tratti della categoria di persone contro le quali satana prediliga scagliarsi. La preghiera è infatti uno dei punti forti dei messaggi mariani e al di là che ci si possa credere o meno resta il dato importante di una sempre crescente affluenza di persone e di giovani a Medugorje che ritrovano la via della fede specialmente grazie alla confessione tornando a casa completamente rinnovati e divenendo fermento positivo nelle proprie parrocchie o realtà ecclesiali.

Prendo spunto da questo dato per una semplice riflessione…

Siamo chiamati ad una intima comunione con Colui che è l’Amore perché, creati a Sua immagine e somiglianza, possiamo diventarne sorgenti. Dinnanzi alle prove della vita e agli attacchi di satana come tener vivo questo rapporto perché non si spenga la fiamma accesa in noi?

Le migliori definizioni del demonio la fornisce l’evangelista Giovanni: “omicida fin da principio” e “padre della menzogna” (Gv 8,44). Il diavolo insieme ai demoni, sono creature angeliche che hanno voluto innalzarsi al di sopra di Dio ed ora, decaduti, cercano la morte definitiva dell’anima di ogni persona sulla Terra e “girano cercando chi divorare” (1Pt 5,8) e studiandoci nei punti deboli per poi colpirci sfibrandoci e facendoci definitivamente cadere nel peccato che ha come proprio frutto “la morte” (Rm 6,23)!
Dinnanzi alla ferocia del malogno si comprendono bene le parole del Maestro quando ci dice di “vegliare e pregare per non entrare in tentazione” (Mt 26,41). Effettivamente il pregare, cioè avere un dialogo continuo e intimo con Dio, e il vegliare, non son altro che le condizioni essenziali per restare in un rapporto d’Amore che continuamente si alimenta e cresce. “Rimanete in Me!” (Gv 15,4) ci ripete Gesù “Chi rimane in Me porterà frutto”, “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed Io in lui” (Gv 6,54).
In ognuno di noi c’è una fiammella divina, il sigillo dell’immagine e somiglianza impresso nel cuore, che più si alimenta più cresce e divampa in un fuoco che scalda, illumina, arde e contagia! Questo Fuoco dello Spirito che Gesù stesso dice d’esser venuto a portare e “vorrebbe fosse già acceso” (Lc 12,49), si alimenta proprio col “vegliate e pregate”, ma soprattutto con l’Amore vissuto, lo stesso Amore che san Paolo dice “tutto copre, tutto scusa, tutto sopporta”… (1Cor 13ss) Il peccato altro è che il “non amore”. Se alimentiamo in noi questo Fuoco ogni tentazione sarà come una goccia d’acqua che evaporerà al contatto con le fiamme dello Spirito Santo nel nostro corpo Suo tempio, ma se non vigiliamo, se non preghiamo, se non amiamo, piano piano si affievolisce e diventa un fuocherello, allora ogni tentazione come acqua su di esso potrà spegnerlo definitivamente.




Ricordiamo inoltre l'intervento di Chiara Amirante
 al ritiro mensile di questo mese, riguardante
il combattimento spirituale ...
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Ah! fratello mio, può cantare come me le misericordie del Signore, che si manifestano in lei in tutto il loro splendore!.. Lei ama Sant'Agostino, Santa Maddalena, queste anime alle quali "molti peccati sono stati perdonati perché hanno molto amato" (Lc 7,47) . Anch'io li amo, amo il loro pentimento e soprattutto ...



... l'audacia del loro amore!.....
Quando vedo la Maddalena avanzarsi alla presenza dei numerosi invitati, bagnare delle sue lacrime i piedi del Maestro adorato che tocca per la prima volta sento che il suo cuore ha compreso gli abissi d'amore e di misericordia del Cuore di Gesù, e che, per quanto peccatrice ella sia, quel Cuore traboccante d'amore è, non solamente disposto a perdonarla, ma anche a prodigarle i tesori della sua intimità divina, ad elevarla fino ai più alti vertici della contemplazione.
Mio caro fratellino, da quando è stato concesso di comprendere l'amore del Cuore di Gesù, confesso che l'amore ha cacciato dal mio cuore ogni timore! Il ricordo delle mie colpe mi umilia, mi porta a non appoggiarmi più sulla mia forza, che è solo debolezza. Ma più ancora questo ricordo mi parla di misericordia e di amore.
Quando si gettano le proprie colpe, con fiducia tutta filiale, nel braciere divorante dell'Amore, come potrebbero non essere consumate per sempre? (.....)

 
S.ta Teresina del Bambin Gesù e del Volto Santo
"Storia di un'anima" Lettera a Don Bellière,  n.220. dell'anno 1897
SE AVESSIMO MAI COMMESSO
(Canto tratto da un poema di S. Teresa di G.B.)

Se avessi mai commesso, il peggiore dei crimini
per sempre manterrei la stessa fiducia,
poiché io so che questa moltitudine di offese
non è che goccia d'acqua in un braciere ardente.

Oh, se potessi aver un cuor ardente d'amore,
che resti il mio sostegno, non m'abbandoni mai,
che ami tutto in me, persino la mia debolezza
non è che goccia d'acqua in un braciere ardente.

Non ho mai trovato creatura capace
d'amarmi a tal punti, e senza mai morire,
di un Dio ho bisogno, che, assunta la mia natura,
si faccia mio fratello capace di soffrir.


No, tu non hai trovato creatura senza macchia,
dettasti la tua legge tra i fulmini del cielo,
e nel tuo sacro cuore, Gesù, mi nascondo,
non tremo, perché sei la sola mia virtù.


Gesù ha solo insegnato a pregare al plurale. La preghiera-modello del “Padre nostro” è tutta al plurale. E’ curioso questo fatto: Gesù ha esaudito tante preghiere fatte al “singolare “, ma quando lui insegna a pregare ci dice di pregare “al plurale “.
Ciò significa, forse, che Gesù accetta questo nostro bisogno di gridare a lui nelle nostre personali necessità, ma ci avverte che è preferibile andare sempre a Dio coi fratelli.
A motivo di Gesù che vive in noi e in cui viviamo, noi non esistiamo più da soli, siamo individui responsabili dei nostri atti personali, ma portiamo in noi anche la responsabilità di tutti i fratelli. Tutto il bene che è in noi, in gran parte lo dobbiamo agli altri. Cristo perciò ci invita a mitigare il nostro individualismo nella preghiera. Pregare con gli altri e pregare per gli altri, pren. dere a cuore i bisogni dei fratelli e insieme rafforzare la nostra preghiera individuale con la preghiera dei fratelli: questo pare un insegnamento specifico di Cristo sulla preghiera.
Finchè la nostra preghiera è tanto individuali- sta, ha poco contenuto di carità, perciò ha poco sapore cristiano. E’ una gioia grande la preghiera purfficata da ogni egoismo, ma forse è anche utile precisare che esistono problemi individuali che hanno una incidenza troppo profonda sugli altri: per questi problemi Dio vuole certamente che preghiamo.

La carità, la vittoria sul nostro orgoglio, il dominio sul nostro egoismo sono problemi che scottano e pesano molto sulla vita degli altri. Su questi problemi occorre pregare con molta fede e molta costanza. Ma krse una cosa da imparare è proprio questa: l’urgenza di farci aiutare nella preghiera dai fratelli.
Una strana promessa è quella contenuta nel capitolo XVIII dì Matteo:
“In verità vi dico: se due di voi, sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perchè dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro “. (Mt. XVIII, 19)
Gesù ci ha svelato la potenza della preghiera di gruppo. Il gruppo ha una potenza particolare di azione su di noi. Anche Gesù, nel momento più cruciale della sua vita, ha voluto gente con lui a pregare: al Getzemani sceglie Pietro, Giacomo e Giovanni perchè stiano con lui a pregare.
Il gruppo ha una potenza particolare su Dio e Gesù ce ne dà il segreto: nel gruppo unito nel suo nome c’è anche lui presente che prega.

mercoledì 9 marzo 2011

1 di 3 - Approfondimenti INCONTRO 8 marzo 2011 - BUON PASTORE - PORTA DELLE PECORE



«Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10, 14). Come a dire apertamente: corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità.Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).

Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore «(Gv 10, 15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore.

Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10, 14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,
e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita. 


Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la metà stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.


Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa
(Om. 14, 3-6; PL 76, 1129-1130)


2 di 3 - Approfondimenti INCONTRO 8 marzo 2011 - BUON PASTORE - PORTA DELLE PECORE





Gli uomini che conducono una vita di credenti scorgono, di tanto in tanto, delle verità che non avevano viste prima, o sulle quali la loro attenzione non si era mai posata. E subito, esse si ergono davanti a loro come una chiamata inalienabile. Ora, si tratta di verità che impegnano il nostro dovere, che prendono il valore di precetti, e chiedono l’obbedienza. In questo modo, o in altri ancora, Cristo ci chiama ora. Non c’è nulla di miracoloso né di straordinario in questo modo di fare. Egli agisce tramite le nostre facoltà naturali e per mezzo delle circostanze stesse della vita.

 
Cardinale John Henry Newman

 


Ho meditato il Vangelo di Giovanni 10,1-10. La mia attenzione si è soffermata su questi versetti:
"In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
Per la prima volta mi sono interrogato su alcuni verbi di movimento presenti in questo brano. se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Innanzitutto è necessario “entrare” e non solo, ma “attraverso” Gesù perché solo Lui è “la Porta”. Qualsiasi altro passaggio nella nostra vita sarà una via impervia, una via che non condurrà alla meta. Lui che è “Via, Verità e Vita”, solo Lui può essere il passaggio. Ma per arrivare dove?
Ecco che alla mente mi è tornato il Vangelo del “giovane ricco” dove Gesù parla di “vita” (Mt 19,16-17), come in altri brani, senza aggiungervi la parola “eterna”, come sottolineare che l’univa vita vera è quella che si apre alla prospettiva dell’eternità. Per la vita in pienezza si può solo passare per Gesù, per la sua Via, ovvero nel vivere il Vangelo alla lettera, unico passaggio nel rapporto intimo con Lui per trovare pienamente realizzazione e vita. Solo se viviamo con Lui, in Lui e per Lui allora la nostra vita sarà nella gioia. Tutti cerchiamo la felicità, per molte vie traverse, sempre ritrovandoci con un vuoto esistenziale frutto di strade che non possono darci ciò che cerchiamo. La vita vissuta responsabilmente mettendo Dio al primo posto e dando alla nostra esistenza la dimensione dell’eterno e dell’anima ci porta e poterci un giorno voltare indietro senza rimpianti e a vivere l’attimo presente come fosse il primo, l’unico, l’ultimo. Non si tratta di esperienze disincarnate, in cui si trova rifugio nello spirituale, ma di risposte profonde di senso al nostro essere qui ed ora con un progetto d’Amore pensato fin dall’eternità per ciascuno di noi. Non esiste vita se non in Dio. Non esiste vita se non eterna. Tutto passa, solo in Gesù e nel Suo Amore possiamo trovare la pienezza e la felicità.
Una volta entrati attraverso di Lui ecco che aggiunge altri tre verbi: “sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Salvo da cosa? Sicuramente proprio dalle strade che prescindono da Dio e che possono solo condurre al non senso, all’insoddisfazione, al vuoto, all’annichilimento, al nulla, al riempire questo con surrogati che possono portare solo alla morte, alla disperazione, al volerla fare finita. Gesù è la Porta attraverso cui passare dalla morte alla vita, dal non senso alla pienezza, dalla disunità alla comunione, dall’indifferenza all’amore gratuito, dall’egoismo al dono di sé, dagli inferi al Paradiso già su questa terra, dall’inferno all’eternità con Lui, dalla tristezza alla gioia piena!
“Entrerà e uscirà” indica la necessità non solo di entrare per “trovare pascolo”, ma anche la necessità, una volta entrati in contatto con Lui che è il nostro Paradiso, ad uscire per “spingere ad entrare” (Lc14,23) tutti coloro che ancora sono sviati e non hanno conosciuto l’Amore di Dio. Quanto è importante quel verbo “uscire”! Non possiamo pensare di entrare in Dio e tenercelo tutto per noi, come se giunti in zona franca pensassimo di poter stare sereni senza preoccuparci di quanti fuori continuano a rischiare di morire. L’esperienza di Amore e pienezza ci spinge necessariamente a continuare ad entrare e uscire traghettando quanti più possibile a Lui. Ecco il mistero della discesa agli inferi! Passati dalla morte alla vita siamo chiamati a uscire dal Paradiso ogni giorno per cercare quanti sono nella disperazione e nel non senso per condurli per mano attraverso la l’unica Porta che li può salvare. E’ vero che Lui è l’unico “Maestro e Signore” (Gv13,13), il “Buon Pastore”. Ma è altrettanto vero che siamo poi noi tutti chiamati ad essere “collaboratori della Sua Gioia”, del Buon Pastore essendo pastori e guida di altri che stavano come noi conducendoli alla meta tanto sospirata e cercata da tutti anche inconsapevolmente.
Ricordiamoci dunque tutti che solo Gesù Cristo è “la Porta delle pecore” e che da pecorelle anche noi siamo chiamati a diventare pastori ad imitazione del Buon Pastore che si è fatto pecorella con noi e tra di noi,
non chiamandoci più servi, ma amici (Gv15,15) perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita (Ap7,17).


Don Davide Banzato   NUOVI ORIZZONTI
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3 di 3 - Approfondimenti INCONTRO 8 marzo 2011 - BUON PASTORE - PORTA DELLE PECORE


Il verbo di Dio è detto ‘porta’ perché introduce nella conoscenza quelli che hanno ben compiuto tutta la via delle virtù, nella corsa irreprensibile della pratica. Ed è come una luce che mostra gli splendidissimi tesori della sapienza. Il verbo è, infatti, ad un tempo, via, porta, chiave e regno: ‘via’ in quanto guida; ‘chiave’, perché apre e viene aperto per quelli che sono degni delle cose divine, ‘porta’, perché introduce; ‘regno’, perché è dato in eredità ed è presente in tutti per partecipazione.
  Massimo il confessore


Anche ad occhi chiusi
Signore,
come è bello, alla sera,
quando il sole si lascia scivolare dietro le colline,
rientrare nell’ovile della preghiera
e trovarti lì,
con le tue robuste braccia spalancate
pronte ad accogliermi.
Signore, come è bello
rivedere il tuo volto quando,
dopo essermi smarrito tra rovi e boschi ostili,
mi fermo, stremato dalla fatica,
in attesa del tuo soccorso.
Signore, come è bello
sapere che di te mi posso fidare,
che, anche ad occhi chiusi,
posso seguire il richiamo della tua voce.
Signore,
come è bello e quanta pace offre la tua casa:
fresca, quando la calura del giorno ha esaurito le mie energie,
calda, quando il gelo dell’inverno ha intorpidito la mia anima.

 

Signore,
come è bello essere parte del tuo gregge,
parte della tua Chiesa.