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mercoledì 13 aprile 2011
IMPEGN@MOCI INSIEME! ... 12
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mercoledì 23 marzo 2011
TRACCE Cenacolo LA TENDA - Martedì 22 marzo 2011
A piccoli passi, con abbandono fiducioso,
lasciandoci condurre …
lasciandoci condurre …
Durante il cammino faremo cinque tappe:
nel DESERTO, sul MONTE,
presso il POZZO, vicino alla PISCINA,
davanti al SEPOLCRO di Lazzaro ….
presso il POZZO, vicino alla PISCINA,
davanti al SEPOLCRO di Lazzaro ….
… il Suo Volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce ...
divennero candide come la luce ...
‘ALZATEVI E NON TEMETE! ...
Oggi Gesù dice anche a noi «Forza discepoli, venite con me. Andiamo sul monte. Andiamo lassù, dove è più facile ascoltare la voce di Dio». È un momento molto bello, che viene a spezzare la Quaresima con questa scia luminosa e fa piovere come un fiotto di speranza per tutti noi, dal momento che la Trasfigurazione ha un sapore molto importante …
In questo tempo di autenticità la liturgia ci sta facendo ripercorrere il viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Così, nel bel mezzo di questo viaggio che porta con sé gli anticipi della passione, ecco una sosta consolante e confortante! Saliamo sul monte della meditazione, per riscoprire che la preghiera altro non è se non ascolto e dialogo di e con Dio …
Signore mio e nostro, sono qui, disposto ad ascoltare ciò che vuoi dirmi.
Parla: sono attento alla tua voce. Fa’ che la tua parola, cadendo
nell’anima infiammi la mia volontà affinché si lanci fervidamente
a obbedirti. Il tuo Volto, Signore, io cerco! (Sal 26, 8) Mi riempie di speranza
chiudere gli occhi e pensare che verrà il momento, quando vorrai, in cui
potrò vederTi, non come in uno specchio in maniera confusa, ma faccia
a faccia (1 Cor 13, 12). Sì, l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41, 3)
Parla: sono attento alla tua voce. Fa’ che la tua parola, cadendo
nell’anima infiammi la mia volontà affinché si lanci fervidamente
a obbedirti. Il tuo Volto, Signore, io cerco! (Sal 26, 8) Mi riempie di speranza
chiudere gli occhi e pensare che verrà il momento, quando vorrai, in cui
potrò vederTi, non come in uno specchio in maniera confusa, ma faccia
a faccia (1 Cor 13, 12). Sì, l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41, 3)
Il «monte» è un simbolo formidabile nella Bibbia: è il luogo dove solevano avvenire gli incontri con Dio, dove Mosè ha ricevuto la Legge e ha conosciuto più profondamente il mistero divino, dove Elia ha incontrato il Signore e ne ha ascoltato la voce. E noi, idealmente, ci troviamo sul monte, nel desiderio di incontrare Dio in maniera nuova, di penetrare più intimamente nel suo mistero ...
Pagina dall’orientamento pasquale, dal sapore pasquale che dice tante cose anche per noi e che forse potremmo condensare in quei due verbi di una suggestione unica che vengono espressi quando gli Apostoli cadono con il volto prono a terra. È allora che Gesù si avvicina loro e dice: «Alzatevi e non temete». Due verbi che sono chiaramente pasquali. «Alzatevi»: alzarsi è lo stesso verbo che in greco cerca di mitigare la resurrezione: risorgete, alzatevi, in piedi! Alcuni francesi in esegetica traducono «beati voi poveri» con «in piedi, poveri!» Altri traducono: «in cammino, alzatevi, che aspettate!».
Vedete quanta fame nel mondo, vedete quanta sete di giustizia, quante implorazioni, quante braccia levate. Io non so se sono i miei dormiveglia di febbricitante che a volte mi fanno immaginare questa selva di braccia mirate in alto in attesa di liberazioni che sembra non vengano da nessuna parte. Invece Gesù è venuto a liberarci e chiama anche noi, vuole coinvolgere anche noi.
Alzatevi, che state aspettando? Non vi accorgete che il mondo muore, che il mondo soffre?
«Alzatevi» significa anche questo. Lasciate la siesta, l’assopimento delle vostre contemplazioni a volte narcisistico, il vostro riduttivismo spirituale, la coltivazione della vostra vita interiore senza slanci, senza sbocchi al di fuori, senza spinte. «Alzatevi», dice prima di tutto a noi. «Alzatevi, muovetevi, uscite dagli standard, uscite dalle vostre pigrizie, cambiate vita».
«Alzatevi, praticate il Vangelo», quello semplice e non l’altro. «Avete inteso amate il vostro prossimo, odiate il vostro nemico, ma io vi dico amate i vostri nemici perché se amate soltanto coloro che vi amano che merito è? Amate i vostri nemici...».
«Alzatevi» significa anche questo. Lasciate la siesta, l’assopimento delle vostre contemplazioni a volte narcisistico, il vostro riduttivismo spirituale, la coltivazione della vostra vita interiore senza slanci, senza sbocchi al di fuori, senza spinte. «Alzatevi», dice prima di tutto a noi. «Alzatevi, muovetevi, uscite dagli standard, uscite dalle vostre pigrizie, cambiate vita».
«Alzatevi, praticate il Vangelo», quello semplice e non l’altro. «Avete inteso amate il vostro prossimo, odiate il vostro nemico, ma io vi dico amate i vostri nemici perché se amate soltanto coloro che vi amano che merito è? Amate i vostri nemici...».
C’è bisogno invece che ci si alzi.
È Pasqua, è resurrezione;
Gesù risorge e se risorge deve pur dirci qualcosa,
deve pur farci un po’ di luce ...
È Pasqua, è resurrezione;
Gesù risorge e se risorge deve pur dirci qualcosa,
deve pur farci un po’ di luce ...
«Non temete». Abbiamo infatti bisogno di sentircelo dire, perché noi tremiamo come foglie sotto il freno della paura, nel timore di non farcela. A volte, nonostante la nostra fede, abbiamo paura se pensiamo di essere nel giusto; paura che non abbiano ragione gli altri; paura se, nello sforzo di aiutare la nostra Chiesa a ripulirsi il volto dalle macchie e dalle rughe, pensiamo invece di procurarle ulteriori graffi; paura di non essere compresi; paura di vederci soli nei momenti difficili, perché nei momenti del successo è facile dire don Tommaso di qua, don Tommaso di là; don Albino di sopra, don Albino di sotto; Oberti di qui, Oberti di là ...
Voi vivete nelle vostre comunità, uniti nella solitudine, e il Signore viene a dirvi: «Dai, stai tranquillo, tieni duro, boia chi molla!». Ricordo che un giorno uno mi ha scritto «Se tu dovessi diventare vescovo scommetto che metteresti come frase dello stemma «boia chi molla!». Non è molto liturgica questa espressione; non la si trova nei salmi, però la recepiscono.
Non temete, dice Gesù, non temete di apparire ingenui, o stolti, o folli agli occhi del mondo. È agli occhi di Dio che dovete comparire, ma poi —tra l’altro— quando passa la bufera tutti vengono attirati dai vostri tabernacoli, dalle vostre nicchie. Tutti si onorano, quando è passata la bufera, di essere stati vostri amici. Quando però capita di vivere nel turbine, quando viene voglia di mollare tutto, uno pensa « Ho sbagliato, se torno a nascere divento ...». Poi viene Gesù e rincuora dicendo: «Ma che dici, ma che stai facendo?Coraggio non temere! Guarda, solleva il tuo sguardo, l’inverno è passato, la pioggia se n’è andata; i fichi già mettonoi primi frutti e le gemme degli alberi spuntano sulla corteccia. Esci dai tuoi nascondigli, colomba mia …»*, dice il Signore. Appunto: «Non temete», è il grido pasquale senza il quale saremmo congelati da una sfera di ghiaccio incredibile. Non temere, cosa temi?... Che sei malato di tumore, che sei anchilosato, che non ce la fai più, che non hai la memoria di prima, l’intelligenza di prima, la sveltezza di prima? Ci sono altre cose che prima però non avevi e che adesso il Signore ti dà: una grande speranza, una grande forza di speranza negli altri che è ancora, oserei dire, più voluttuosa ».
«Alzatevi non temete» questa è la vita; questo ci dice oggi il Signore con la Trasfigurazione. Se ascolteremo l’invito del Signore saremo trasfigurati, e tutti coloro che ci incontreranno saranno felici di aver fatto la nostra conoscenza, che è poi la conoscenza del Signore, perché potremo essere per loro dei tramite con Lui che è la fonte, il centro, l’alba e l’attesa, il principio e la fine; il punto di riferimento di ogni cosa, lo zenit, l’asse di convergenza dell’intera esistenza! E’ un pozzo di luce, tanto che bisogna chiudere gli occhi per non calcificarli dentro.
La luce della Trasfigurazione che mi auguro possa aiutare la vostra anima a consolidare la voglia di andare avanti nel nome di Dio.
Vostro, Don Tonino Bello
*Cantico dei Cantici
“La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. È, infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l'anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno … Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 6 sulla preghiera Pg 64, 462-466)

mercoledì 16 marzo 2011
TRACCE Cenacolo LA TENDA - 2a parte Martedì 15 marzo 2011
1a parte QUI
Ama il silenzio più di tutto. Poiché esso ti dà di portare frutto. Lalingua non sa spiegarlo. Sforziamoci anzitutto di tacere. È dal silenzio che nasce ciò che ci condurrà al silenzio. Perché allora Dio ti fa sentire ciò che nasce dal silenzio. All'inizio, il tacere ci richiede uno sforzo, ma in seguito nasce in noi come una misteriosa forza che ci attira.
Che Dio ti doni di percepire distintamente ciò che nasce dal vero silenzio. Se cominci ad addentrarti in questa via, una inesprimibile luce zampillerà in te … Il cuore è come se sentisse l'intimo sapore di ogni realtà, al fondo di una mirabile contemplazione. L'uomo diventa come un fanciullo in mezzo alle creature…" .Isacco di Ninive (iil Siro), monaco del VII sec.
Il sentirsi chiamare dal Padre “Figlio amato” nel battesimo (Mt 3,17) non Gli ha aperto un percorso al riparo dalle prove!
Subito dopo l’immersione nel fiume Giordano, “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.” Allo stesso modo ogni battezzato dovrà attendersi una dura opposizione da parte di satana che, mediante le sue astute e seducenti tentazioni, cercherà di distoglierlo dal cammino di sequela.
Dal silenzio della terra che resta attonita, quando ogni cosa sembra arrestarsi, quasi sospendersi nel tempo e nello spazio di fronte al Verbo di Dio che si fa carne; nel silenzio del Verbo che tutto porta a compimento, intronizzato sul trono dell’Amore quando si manifesta la gloria, cioè il peso di un Dio …, IMPARIAMO CHI E’ DIO! La tua cattedra, Divino Maestro, dalla culla di Betlemme, si compie sulla croce gloriosa: tu ci hai insegnato l’Amore che è il Padre e lo Spirito Santo; ci hai insegnato e donato la tua libertà di Figlio. Lungo le strade della nostra terra, quanti non si sentono amati da nessuno! Fa che possano alzare fiduciosi lo sguardo alla tua croce, al trono dell’Amore e sentirsi avvolti dal fuoco della Tua passione per loro. Senza timori, con la stessa tenerezza con cui ti hanno contemplato nella greppia ...
Il Tuo amore li salvi e li consoli; vengano ad abitarli gioia e speranza... E cantino in eterno la Tua Misericordia.
Ama il silenzio più di tutto. Poiché esso ti dà di portare frutto. Lalingua non sa spiegarlo. Sforziamoci anzitutto di tacere. È dal silenzio che nasce ciò che ci condurrà al silenzio. Perché allora Dio ti fa sentire ciò che nasce dal silenzio. All'inizio, il tacere ci richiede uno sforzo, ma in seguito nasce in noi come una misteriosa forza che ci attira.
Che Dio ti doni di percepire distintamente ciò che nasce dal vero silenzio. Se cominci ad addentrarti in questa via, una inesprimibile luce zampillerà in te … Il cuore è come se sentisse l'intimo sapore di ogni realtà, al fondo di una mirabile contemplazione. L'uomo diventa come un fanciullo in mezzo alle creature…" .Isacco di Ninive (iil Siro), monaco del VII sec.
Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:la conversione, l'amore, il sacrificio.Quando il sole si eclissa pure per noi,e il Cielo non risponde al nostro grido,e la terra rimbomba cava sotto i passi,e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare,rimanici accanto.In quel momento, rompi pure il silenzio:per dirci parole d'amore!E sentiremo i brividi della Pasqua.
Don Tonino Bello
continua QUI
In Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo (Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2, 8).
Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità, che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè, quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni luogo.
Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.
CRISTO HA g i a' VINTO OGNI MORTE!
bUON tEMPO di gRAZIA a tUTTI! ...
... il tempo per incontrarLo!
... il tempo per incontrarLo!
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lunedì 14 marzo 2011
TRACCE Cenacolo LA TENDA - 1a parte Martedì 15 marzo 2011
Anche tu, Gesù, conosci la prova, anche tu ti misuri con la tentazione. Del resto hai voluto essere un uomo come noi e dunque sottoposto alla fragilità, alla fame e alla sete, alla fatica ed alla solitudine, alla tensione e allo smarrimento...
A piccoli passi, con abbandono fiducioso, lasciandoci condurre …
Durante il cammino faremo cinque tappe: nel DESERTO,
sul MONTE, presso il POZZO, vicino alla PISCINA,
davanti al SEPOLCRO di Lazzaro ….
davanti al SEPOLCRO di Lazzaro ….
Nulla Ti è stato risparmiato perché Tu fossi per ognuno di noi non il compagno di qualche attimo, né un visitatore frettoloso, ma un amico disposto a condividere ogni momento, ogni frangente, ogni gioia ed ogni pena. Non
sei stato esonerato, dunque, dalle difficoltà e dalle suggestioni, dalle voci inquietanti che inducono a cercare scorciatoie pur di evitare rischi e sofferenze, pur di superare magicamente ogni ostacolo ed ogni passaggio doloroso. Non hai scelto un messianismo facile: hai scelto l’Amore!
GRAZIE, SIGNORE GESU’!Se ne sei uscito trionfante è perché mai è venuta meno la Tua fiducia nel Padre, una fiducia decisiva quando l’esperienza dell’abbandono, a sensazione del fallimento, l’angoscia e la paura afferrano ogni fibra del corpo edell’anima. Dona anche a noi, Signore, la tua fiducia tenace, la fiducia dei piccoli, dei figli e dei poveri. Facci tenaci costruttori del Regno!
segue 2a parte
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mercoledì 9 marzo 2011
BUONA QUARESIMA

Cenere sulla fronte,
un respiro profondo,
le mani aperte ad accogliere il cielo,
lo stomaco in apnea.
Abbasso il volume delle cose,
meno potenza,
meno gas,
meno tutto.
Inizio a camminare
a piedi nudi sulla terra,
sui sassi dimenticati nella via.
Una canzone senza strumenti,
senza seconde voci,
per sentire la Parola
che ritma e rallenta.
Una cena senza pane,
senza acqua, senza vino.
per saziare la fame degli altri.
Cenere sulla fronte,
per togliere la polvere dal cuore,
per smorzare gli incendi
che devastano l’anima,
per vedere senza lenti
per camminare senza grucce.
Cenere sulla fronte,
una croce fatta di niente,
per non fuggire di fronte a quella vera.
Cenere sulla fronte,
l’impronta di Dio
nella mia vita.
Un punto di sutura
sulle ferite sanguinanti.
Emily Schenker
un respiro profondo,
le mani aperte ad accogliere il cielo,
lo stomaco in apnea.
Abbasso il volume delle cose,
meno potenza,
meno gas,
meno tutto.
Inizio a camminare
a piedi nudi sulla terra,
sui sassi dimenticati nella via.
Una canzone senza strumenti,
senza seconde voci,
per sentire la Parola
che ritma e rallenta.
Una cena senza pane,
senza acqua, senza vino.
per saziare la fame degli altri.
Cenere sulla fronte,
per togliere la polvere dal cuore,
per smorzare gli incendi
che devastano l’anima,
per vedere senza lenti
per camminare senza grucce.
Cenere sulla fronte,
una croce fatta di niente,
per non fuggire di fronte a quella vera.
Cenere sulla fronte,
l’impronta di Dio
nella mia vita.
Un punto di sutura
sulle ferite sanguinanti.
Emily Schenker
Favorevole tempo è questo,
- lo proclama di Dio la parola-
per sanare un mondo malato,
in preghiera e in santo digiuno.
Nella luce gloriosa di Cristo
di salvezza il giorno risplende,
mentre i cuori feriti da colpe
l’astinenza rinnova e conforta.
Dio, guida ogni uomo a pentirsi,
corpi e anime libera e salva:
fortunato cammino ci porti
alla festa di pasqua perenne.
Ogni cosa Ti adori, o Dio,
per tre volte Signore infinito;
fatti nuovi dal Tuo perdono
canteremo il cantico nuovo.
David Maria Turoldo
- Grazie a Blessings&Broderie -
TRACCE Cenacolo LA TENDA – Martedì 8 marzo 2011 (9 marzo - Mercoledì delle Ceneri)
... pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,
e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima
si sazia senza fine del cibo della vita...- Dalle Omelie di San Gregorio Magno
e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima
si sazia senza fine del cibo della vita...- Dalle Omelie di San Gregorio Magno
[1]«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. [2]Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. [3]Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. [4]E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. [5]Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
[14]Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, [15]come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. [16]E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. [17]Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. [18]Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
Gv 10, 1-5; 14-8
Cristo stesso ci ha parlato in prima persona: «Io sono il buon pastore: io sono la porta». Anche quella di Pietro, di Paolo, di Isaia, è parola di Cristo, il quale è l’unica e totale Parola di Dio. Pietro parla alle folle? E' Cristo che parla per mezzo suo; Paolo scrive alle Chiese? E' Cristo che esorta per mezzo suo; essi sono ministri di Cristo e dispensatori dei suoi misteri, cioè suoi portavoce … Ma Cristo ha parlato e parla anche a noi, discepoli di oggi, in prima persona. Siamo qui, come le folle che dopo la moltiplicazione dei pani lo seguirono all'altra sponda del lago di Tiberiade perché si erano saziate una volta del suo pane e ne sentivano fame ancora. Sappiamo che Lui è quanto cerchiamo; sappiamo che il Cibo spirituale che può darci è risposta alla nostra fame! Siamo un gregge di pecore, e in questo non vi è alcun significato negativo o offensivo nella Bibbia. Anzi, l’immagine è carica di grande tenerezza per gli uomini! Fra i tanti pseudo-pastori, estranei, ‘ladri’ e ‘briganti’ che anche ai giorni nostri intendono insinuarsi nel nostro cuore e carpire la nostra fiducia, Cristo è l’unico che ama di vero amore ed è pronto a dare la vita, per le Sue pecore! Offre sé stesso, perché per noi sia …
VITA NUOVA
«Eravate sbandati come pecore - scrive l’apostolo Pietro -, ma ora siete tornati al pastore delle vostre anime». Tutte pecorelle smarrite, dunque. Questo ritorno deve ripetersi anche oggi. Noi siamo adesso sbandati; la comunità cristiana, per certi aspetti, è di nuovo in situazione di diaspora, cioè di dispersione. C'e una crisi di identità, come si dice, e qualcuno ne approfitta, illudendosi di poter sciogliere il gregge di Cristo e non avere più così oppositori al proprio modello di società secolare e atea. Si ripete, in certo senso, l’episodio della cattura di Gesù: «percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (Matteo 26,31).
Dobbiamo perciò tornare davvero a colui che Pietro ha chiamato «il pastore delle nostre anime». Dobbiamo scoprire come vede e giudica Gesù le cose e gli eventi di questo mondo; scoprire la «sua» verità, perché essa sola ci farà liberi.
«Egli conduce fuori le sue pecore e quando ha condotto fuori tutte le sue pecore cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono»: è l’esodo dietro il buon pastore cominciato per noi nel battesimo che deve continuare lungo la nostra vita. Gesù è davvero colui che ci può «condurre fuori»: fuori di questa situazione di disagio, di incertezze, di tenebra e di ingiustizia, fuori della «crisi».
Chi entra per me troverà pascolo, ha detto Gesù. Questo pascolo è lui stesso, la sua parola e il suo corpo.
Ascoltare la tua voce, Gesù buon Pastore , è un segno d’amore perché l’ascolto è di chi ama, l’ascolto è proprio di chi condivide la vita. La sposa ascolta lo sposo, la madre il silenzio dei figli e le stelle la voce di Dio. Di un principe o capo, o regnante si ode l’ordine, ma il cuore è lontano. Di Te, che vuoi essere solo Pastore, vogliamo ascoltare la voce che appaga i bisogni del cuore. Manda guardiani del gregge buoni e santi che sappiano donare la vita, capaci di andare avanti e vegliare su noi quando lupi rapaci ci insidiano e la stanchezza ci opprime. Mandaci pastori buoni, Gesù, e liberaci dai mercenari. Amen.
Quaresima - Tempo di deserto
e ascolto della voce del
SIGNORE GESU'
SIGNORE GESU'
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