• IN MANUS TUAS

    Vi darò buone notizie dal Paradiso

    Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante: In Manus Tuas, In Manus Tuas, In Manus Tuas! Sì, dite questo a tutti da parte mia: IN MANUS TUAS! E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è un dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà! E, un’altra cosa… l’ho sempre amato! Dite questo da parte mia. E un bacio nel Signore a tutti. + Salvatore Boccaccio vescovo

  • è tempo ora

    è tempo, ORA ...

    E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri ...

  • esponiamoci alla sua luce

    esponiamoci alla Sua luce!

    E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro… Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria.

  • Mater Misericordiae!

    Maria Madre della Tenda

    Madre di Gesù e madre nostra, prega per noi ora, affinché l’umanità si risvegli e decida veramente per la costruzione di una nuova civiltà dell’amore; Ti ascolti, Ti risponda e riponga in Te fiducia. Prega per noi, ora, affinché gli uomini si risveglino dal sonno della non vita e vengano a Te in un abbandono fiducioso per essere ricondotti a Gesù. Fa' splendere la tua luce, Madre, e mostraci la via della salvezza. Madre della Tenda, prega per noi

  • Con Chiara nei deserti della vita ...

    Con Chiara nei deserti della vita ...

    Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo - Chiara Amirante

  • Nella gioia del RISORTO!

    Nella gioia del RISORTO!

    L'annuncio cristiano dice: Dio si è fatto uomo, si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Luca 24

  • Integer vitae nulla!

    Vorrei dirvi una cosa ...

    Non temete! Se Colui che E' da principio, non ha disdegnato questi sassi, non disprezzerà neppure i macigni del vostro povero cuore. Sappiate offrirglieli, perchè stabilisca in mezzo agli uomini il suo domicilio. E continuerà anche per il vostro SI, l'avventura della Redenzione DON TONINO BELLO...

  • Suspendisse neque tellus

    Nel deserto della mia vita, Signore ...

    hai voluto piantare la Tua tenda. Ogni giorno mi chiedo come sia possibile e nella carne risuona la Tua voce che viene a dirmi che non è opera mia. Tutto è veramente grazia, Signore, ed io voglio cantare la melodia della Tua infinta misericordia ...

  • Curabitur faucibus

    LA DIMORA DI DIO CON GLI UOMINI

    Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio (la tenda) con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» Apocalisse 21, 3-4

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mercoledì 4 maggio 2011

TRACCE Cenacolo LA TENDA - Martedì 3 maggio 2011







Nel giro di una settimana a Gerusalemme è capitato di tutto

Gesù è stato accolto in maniera trionfale, acclamato come un re; ha trasmesso il comandamento dell’amore; durante la cena per la pasqua ha rivelato il valore del servizio con la lavanda dei piedi, ha garantito la sua presenza reale spezzando un pane e versando del vino; è stato arrestato; ha sopportato tradimenti e rinnegamenti; è stato arrestato, processato, condannato a morte, trafitto su una croce, sepolto…
 
E basta. Tutto è finito. Nel giro di una settimana sono sfumati progetti, speranze e illusioni tessuti pazientemente in tre anni di sequela fedele e attenta. Tutte le cose che abbiamo costruito, per le quali ci siamo spesi, per le quali abbiamo sudato, lottato e pianto, per le quali abbiamo anche rischiato, ci siamo esposti, sono definitivamente sigillate e oscurate dietro quella grande pietra rotolata contro l’entrata di quel sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Sembra di sentirli: "…che delusionee chi se l’aspettava… lasciamo perdere, andiamo viaBasta, torniamo ad Emmaus!".
Sono i discorsi di due persone che, dopo aver vissuto una esperienza affascinante ed esaltante con Gesù, si ritrovano soli, abbandonati, sconfitti e decidono di abbandonare il "cuore" di questa vicenda per dirigersi verso il definitivo ritorno alla realtà di prima, al quotidiano di ogni giorno ...



Di quanto tempo abbiamo bisogno per credere alla Pasqua? Quante volte l'abbiamo ascoltato quel messaggio sconcertante eppure straordinario? Come gli amici di Emmaus, anche noi camminiamo tristi nella vita, non sapendo bene cosa pensare; anche noi - come Tommaso - stentiamo ad uscire dalle nostre delusioni. Eppure due caratteristiche accomunano i tre personaggi in questione: lo scoraggiamento, la delusione cocente nella propria vita e la mancanza di fiducia nella comunità; Tommaso non ha creduto all'annuncio dei suoi amici, qui Cleopa e l'amico non credono alla testimonianza di "alcune donne, delle nostre" ...


I discepoli sono chiusi nel cenacolo, quasi rassegnati ad una tragedia che sta per investire pure loro. Solo poche donne non sono paralizzate dal timore e si recano al sepolcro per i gesti pietosi della cura dei morti: vorrebbero prendersi cura del corpo di Gesù, in qualche modo ungerne le ferite e profumarlo, attenuandone gli squarci aperti dalla violenza. Non sono donne isteriche; hanno il senso della realtà e della semplicità delle cose. S'interrogano su come togliere il masso che ostruisce l'ingresso della tomba. Nulla lascia presagire quello che sta per accadere... Infatti, era "sorto il sole".


L'evangelista aveva preparato a lungo questo momento: tutto doveva condurre QUI. La tensione drammatica tra la morte e la vita si risolve in quest'unica scena con le donne ancora sospese nella paura, mentre la gioia e la felicità si fanno pian piano strada nel segno della tomba vuota e ancor più nelle parole dell'angelo: "Non abbiate paura, è risorto, lo vedrete!". 

Il Vangelo di Pasqua è scritto dal discepolo che è corso più veloce di Pietro al sepolcro; è il discepolo "che Gesù amava". Entrato, "vide e credette". Cosa vide se Gesù non c'era? Forse vide il sudario, la Sindone? È probabile. Di sicuro c'è che credette ...
GESU’


è risorto! Non è qui! Non abbiate paura, lo vedrete!
Egli non torna alla vita di prima; non come Lazzaro!!! Egli nasce a
vita nuova … Ed a questa ci chiama!


Come il popolo ebreo esultò e danzò all'uscita dalla schiavitù, così gioisce il nuovo popolo di Dio uscito, con Cristo, dalla tomba di morte. Chi crede, gioisce, perché la speranza prende il posto della disperazione, la vita sopravanza la morte, il bene che perdona è più forte del male. Abbiamo una buona notizia da annunciare al mondo: Cristo è vivo! Dobbiamo portare questo annuncio che rende giustizia a tutti i poveri della terra e asciuga tutte le lacrime versate nel mondo. Vivere da risorti non significa estraniarsi dalla terra, ma ricondurre alla speranza tutto ciò che noi viviamo. Il perdono, domandato e offerto, l'amore che vince il male con un bene più grande, la presenza accanto ai giovani, alle famiglie, ai malati e ai soli. Sono tutti frutti di una vita risorta, che ha conosciuto – come il sepolcro di Cristo – "un terremoto grande": la terra si scosse, come una partoriente.
Chi fa Pasqua, non nasce forse a nuova vita? 

Beato TE, Giovanni Paolo II, perché hai creduto!...” Benedetto XVI

Signore apri gli occhi della nostra anima perché possiamo riconoscerti ogni volta che ci sei accanto e ci accompagni nel santo Viaggio della Vita. Grazie per tutte le volte che ti rendi presente dove due o più sono uniti nel tuo nome (Mt 18,20) e sentiamo il nostro cuore ardere in petto di una Gioia che non è di questo mondo.
Andiamo nelle strade, nelle piazze, sui tetti e cantiamo le meraviglie dell’Amore. In questo mondo sempre più attanagliato dalla tristezza, caratterizzato da una ricerca spasmodica di felicità e da una depressione sempre più dilagante, testimoniamo che Cristo è la Via per la pienezza della Gioia! Allelu-iaaa!!
 CHIARA AMIRANTE
 Vi ho detto questo, Perché la mia gioia sia Anche vostra, e la vostra gioia sia pIENA -  Gv 15, 11


Eccoci provenienti dalla gioiosa domenica cosiddetta
 in Albis

… La domenica della Divina Misericordia, per provvidenziale ed ispirato volere di papa Karol!
La gioia della veste bianca che Dio ci ha donato in Cristo, che va custodita nel tempo e nel peregrinare nostro di battezzati.
La misericordia è invece la scaturigine della nostra gioia.
Dal cuore tutto dono e gratuità di Dio nasce la Sua Misericordia divina che
investe come un fiume in piena ogni uomo!
"Dalle Sue piaghe siamo stati guariti".

 


La posta in gioco è la Gioia nostra e dei fratelli e delle sorelle …
  La Gioia di Dio e la Sua Misericordia in questo ci aiutano e ci precedono. 
Qui Cristo ci aspetta, bussando con discrezione e rispetto, ma con la passione di un amante indomabile: nella Sua Misericordia.
 
Nella Sua Misericordia ogni grazia, ogni sacramento, ogni luce e sapienza, ogni carisma e scienza.
Nella Sua misericordia la provvidenza quotidiana di tutto ciò che ci necessita realmente ad una cammino pienamente umano e pienamente riconciliato.
Dalla Sua Misericordia la capacità di amare e perdonare i nemici.
Dalla Sua Misericordia l'anima che si fissa nell'adorazione e nella carità operosa; vigile e attenta.
Nella Misericordia il discernimento etico delle situazioni; lo spegnersi dell'ira e della gelosia, della vanità e dell'invidia, del rancore e del senso di colpa.

Nella Misericordia il senso di responsabilità e la dignità di ogni nostro passo nelle sue orme e la consapevolezza, responsabile e presente, delle nostre mancanze, dei nostri limiti, delle nostre ferite e del nostro peccato.

La Gioia
crea la Misericordia e la misericordia crea la gioia.

 
La Passione genera Misericordia e la misericordia genera passione.

Qui nella passione misericordiosa di Dio per ciascuno di noi, lo Spirito Santo ci confermi e ci doni il sorriso del cuore e, finalmente, di camminare nella gioia.




 

Carissimi,

un augurio di cuore a tutti per questa

Pasqua di Resurrezione!!!

Cristo è Risorto, l’Amore degli amori

si è inabissato negli inferi, la morte è stata sconfitta e noi siamo Risorti con Cristo!!! Il Signore Gesù ci ha amato fino a farsi carico di ogni nostra sofferenza per farci dono della pienezza della Sua gioia!
E’ questa la grande notizia che ha illuminato la nostra vita:
il Signore Gesù ha preso su di sé la morte per donarci di vivere la vita in pienezza; ha preso su di sé l’angoscia vivendo la più terribile delle agonie, fino a sudare sangue, per farci dono della sua pace; il più bello tra i figli dell’uomo si è lasciato sfigurare per trasfigurare ogni nostra ferita, la nostra anima sfigurata dal peccato; ha vissuto la più terribile delle notti per squarciare, con la sua mirabile Luce, ogni nostra tenebra; ha gridato con noi “perché?” per donarci di trovare in Lui la Risposta; ha vissuto il più drammatico degli abbandoni perchè conoscessimo la fedeltà del suo Amore e non ci sentissimo mai più soli!! Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
In quel cuore umano-divino trafitto dai nostri peccati, possiamo trovare la porta che ci dischiude orizzonti di Cielo, orizzonti di eternità. In questo mondo, in cui l’uomo sempre più accecato dalla propria superbia sembra avviarsi verso l’autodistruzione e la cultura di morte sembra farsi inesorabilmente strada quasi guidata da una lucida follia collettiva, noi
SAPPIAMO CHE L’AMORE VINCERA’, PERCHE’ COLUI CHE E’ L’AMORE HA GIA’ VINTO!!!
Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). Il Signore della Vita ha preso su di sé la morte e l’ha sconfitta, si è inabissato nei nostri inferi per mostrarci la via per il Paradiso, per donarci di poter vivere la beatitudine gloriosa dell’Eternità.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! “ (Ct 8,6).
Si più forte della morte è l’Amore, perché l’ amore ha sconfitto la morte. Tutto è possibile per chi ama!
Allora lasciamoci raggiungere dall’amore di Colui che è l’Amore e che ci ha amato così pazzamente.
Andiamo nelle strade, nelle piazze, sui tetti e cantiamo le meraviglie dell’Amore. In questo mondo sempre più attanagliato dalla tristezza, caratterizzato da una ricerca spasmodica di felicità e da una depressione sempre più dilagante, testimoniamo che Cristo è la Via per la pienezza della Gioia, il cuore di Cristo è la porta che ci dischiude il Paradiso già su questa terra!
E’ PASQUA! Basta con cristiani spenti col volto mesto! Lasciamoci raggiungere dalla BUONA NOTIZIA del Vangelo. Non possiamo fermarci alla croce; il Venerdì santo è per la Pasqua, una passione dolorosa che ci introduce alla pienezza della Gioia Gloriosa di Cristo Risorto!
Allora, se siamo Risorti con Cristo cerchiamo le cose di lassù, viviamo l’amore di lassù e portiamo al mondo la Gioia della Resurrezione!


AUGURISSIMI A TUTTI DI BUONA PASQUA!
E GIOIA ... SIA!!!!! E CHE SIA PIENA!!!

Chiara Amirante


venerdì 1 aprile 2011

GLI 'AMICI' DEL CENACOLO LA TENDA - Don Tonino Bello


18/03/1935 + 20/04/1993



Spazio permanente dedicato a Don Tonino Bello
a ricordo del suo pensiero, della sua vita, della sua testimonianza...
 QUI


Intriso di spiritualità francescana Don Tonino ha attraversato la navata del mondo contemporaneo facendo della propria vita un'esperienza di servizio e di santità.
Campione del dialogo, costruttore infaticabile di pace, pastore mite e protettore dei poveri, degli immigrati e degli ultimi.

Profeta della speranza, infaticabile testimone dell'amore di Cristo nel tempo, cantore della bellezza nella molteplicità delle sue espressioni, nostro e indimenticabile poeta e profeta... dell'aurora...
Scrittore ispirato, per la freschezza e l'originalità dello stile, per la profondità del messaggio, per la forza del suo linguaggio, capace di parlare ai giovani, agli adulti, lontani o impegnati nella Chiesa, agli ultimi, a ciascuno, personalmente.
La sua scelta pastorale vissuta sull'opzione radicale per gli ultimi, il suo impegno per la promozione della pace, della non violenza, della giustizia e della solidarietà lo rendono ancora oggi, a distanza di 18 anni dalla sua morte, uno dei più audaci profeti dei nostri giorni.


Giornata della vita per
la vita della tua giornata

Giornata della vita.
Quale vita? La tua.
Per una diversa qualità della vita.
Quale vita? La tua.
Territorio e lavoro, a servizio della vita.
Quale vita? La tua.
Caro fratello, cara sorella:
oggi ti permetto di essere egoista.
Una volta tanto non fa male.
Vedi: sui fogli di questo giornale
si parla della vita, ma di quella degli altri.
Sostenere, riempire, illuminare
la vita degli altri.
Oggi, io ti invito
a sostenere, riempire, illuminare
la vita tua. Ma come?
Intanto non celebrare la giornata della vita,
ma esalta la vita della tua giornata.
La sterilità del tuo tempo, riscattala così:
rinuncia al doppio lavoro,
alla doppia abitazione,
agli alloggi sfitti,
all’accaparramento delle aree,
agli appartamenti di lusso,
alle furberie delle speculazioni.
Non lasciarti consumare
dalla fame del denaro, dalla sete del profitto,
dalla smania del potere.
Resisti alla tentazione di trasformare in tomba
il grembo di tua madre.
Lotta con chi annega,
senza un salvagente di speranza,
nell’oceano dell’indifferenza e dell’ingiustizia.
Giornata della vita.
Quale vita? La tua!
«Chi perde la sua vita… la troverà».
Parola di Dio.
Ma anche parola di uomo.


+ don Tonino Bello, Vescovo
[ Antologia degli Scritti, Vol. 5, pg. 231-232 ]








mercoledì 9 marzo 2011

TRACCE Cenacolo LA TENDA – Martedì 8 marzo 2011 (9 marzo - Mercoledì delle Ceneri)


... pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,
e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima
si sazia senza fine del cibo della vita...
- Dalle Omelie di San Gregorio Magno






 

[1]«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. [2]Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. [3]Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. [4]E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. [5]Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
[14]Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, [15]come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. [16]E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. [17]Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. [18]Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
Gv  10, 1-5; 14-8



 


Cristo stesso ci ha parlato in prima persona: «Io sono il buon pastore: io sono la porta». Anche quella di Pietro, di Paolo, di Isaia,  è parola di Cristo, il quale è l’unica e totale Parola di Dio. Pietro parla alle folle? E' Cristo che parla per mezzo suo; Paolo scrive alle Chiese? E' Cristo che esorta per mezzo suo; essi sono ministri di Cristo e dispensatori dei suoi misteri, cioè suoi portavoce … Ma Cristo ha parlato e parla anche a noi, discepoli di oggi, in prima persona. Siamo qui, come le folle che dopo la moltiplicazione dei pani lo seguirono all'altra sponda del lago di Tiberiade perché si erano saziate una volta del suo pane e ne sentivano fame ancora. Sappiamo che Lui è quanto cerchiamo; sappiamo che il Cibo spirituale che può darci è risposta alla nostra fame! Siamo un gregge di pecore, e in questo non vi è alcun significato negativo o offensivo nella Bibbia. Anzi, l’immagine è carica di grande tenerezza per gli uomini! Fra i tanti pseudo-pastori, estranei, ‘ladri’ e ‘briganti’ che anche ai giorni nostri intendono insinuarsi nel nostro cuore e carpire la nostra fiducia, Cristo è l’unico che ama di vero amore ed è pronto a dare la vita, per le Sue pecore! Offre sé stesso, perché per noi sia …


         VITA NUOVA        



«Eravate sbandati come pecore - scrive l’apostolo Pietro -, ma ora siete tornati al pastore delle vostre anime». Tutte pecorelle smarrite, dunque. Questo ritorno deve ripetersi anche oggi. Noi siamo adesso sbandati; la comunità cristiana, per certi aspetti, è di nuovo in situazione di diaspora, cioè di dispersione. C'e una crisi di identità, come si dice, e qualcuno ne approfitta, illudendosi di poter sciogliere il gregge di Cristo e non avere più così oppositori al proprio modello di società secolare e atea. Si ripete, in certo senso, l’episodio della cattura di Gesù: «percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (Matteo 26,31).




Dobbiamo perciò tornare davvero a colui che Pietro ha chiamato «il pastore delle nostre anime». Dobbiamo scoprire come vede e giudica Gesù le cose e gli eventi di questo mondo; scoprire la «sua» verità, perché essa sola ci farà liberi.

«Egli conduce fuori le sue pecore e quando ha condotto fuori tutte le sue pecore cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono»: è l’esodo dietro il buon pastore cominciato per noi nel battesimo che deve continuare lungo la nostra vita. Gesù è davvero colui che ci può «condurre fuori»: fuori di questa situazione di disagio, di incertezze, di tenebra e di ingiustizia, fuori della «crisi».

Chi entra per me troverà pascolo, ha detto Gesù. Questo pascolo è lui stesso, la sua parola e il suo corpo.


Ascoltare la tua voce, Gesù buon Pastore , è un segno d’amore perché l’ascolto è di chi ama, l’ascolto è proprio di chi condivide la vita. La sposa ascolta lo sposo, la madre il silenzio dei figli e le stelle la voce di Dio. Di un principe o capo, o regnante si ode l’ordine, ma il cuore è lontano. Di Te, che vuoi essere solo Pastore, vogliamo ascoltare la voce che appaga i bisogni del cuore. Manda guardiani del gregge buoni e santi che sappiano donare la vita, capaci di andare avanti e vegliare su noi quando lupi rapaci ci insidiano e la stanchezza ci opprime. Mandaci pastori buoni, Gesù, e liberaci dai mercenari. Amen.










 Quaresima  - Tempo di deserto 
e ascolto della voce del
SIGNORE GESU'

mercoledì 2 marzo 2011

TRACCE - Incontro 1 marzo 2011



Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all'intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazareth, l'hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa' che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

 


C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Giovanni 3,1-21


Dopo la descrizione dei rapporti di Gesù con i giudei, il vangelo introduce il personaggio che ne è il rappresentante tipico: Nicodemo (vedi Gv 3,1-8).
L’incontro tra Gesù e Nicodemo mette in luce due cose inseparabili: il dono della vita celeste attraverso la morte e risurrezione di Gesù; l’acquisto della salvezza da parte di ogni uomo mediante il Battesimo.
L’evangelista chiama Nicodemo “un’autorità fra i giudei”, cioè membro del Sinedrio. Non è soltanto un giudeo pio, buon conoscitore della Legge: è soprattutto un “maestro d’Israele”. Egli presenta per noi, con questo personaggio autorevole, una “notte” che  in realtà è la notte che attraversa ognuno di noi. Nicodemo è infatti un uomo in ricerca, che non accetta supinamente il rifiuto di Gesù come gli altri Giudei del suo gruppo. Per questo desidera un incontro personale, vuole poterlo guardare negli occhi e rivolgergli quelle domande che ha nell’anima, soprattutto dopo aver visto i miracoli compiuti dal Maestro.





Gesù anticipa la risposta a questo desiderio: la condizione indispensabile per la salvezza è nascere "di nuovo". Nicodemo si trova imbarazzato di fronte al "nascere di nuovo". Gesù gli parla di un "nascere dall'alto".
A noi e a Nicodemo, Gesù vuole insegnare che il nascere "da acqua e spirito" è il sacramento del Battesimo già operato, ma anche e ancora da operarsi nell'arco della vita. Egli intende farci uscire dai nostri schemi mentali, indicandoci la via dell’Esodo, dello sradicamento, del cambio, ma il dialogo non sempre decolla! …

Quella notte, la nostra notte. Noi, come Nicodemo non vediamo “una luce nuova” quando stiamo di fronte a Dio in modo ‘ingessato’, rinchiusi nelle nostre idee e nei nostri concetti. Teniamo troppo alla nostra tranquillità, il nuovo ci fa paura.

 Guardando a Colui che “ha fatto nuove tutte le cose” siamo più spaventati che illuminati.

Quella notte, le parole di Gesù  divennero carne in quell'anziano fariseo e gli donarono energia e vita nuova.
 E in noi?


Ricevi, o Signore, le nostre paure
e trasformale in fiducia.
Ricevi la nostra sofferenza,
e trasformala in crescita.
Ricevi le nostre crisi,
e trasformale in maturità.
Ricevi le nostre lacrime,
e trasformale in preghiera.
Ricevi il nostro scoraggiamento,
e trasformalo in fede.
Ricevi la nostra solitudine,
e trasformala in contemplazione.
Ricevi le nostre attese,
e trasformale in speranza.
Ricevi la nostra morte,
e trasformala in resurrezione!




Nicodemo si reca da Gesù di notte, per timore, e pur nel timore trova il coraggio di porsi in ascolto e di rimettersi in cammino. Attraverserà molte notti sempre in lotta con il timore e sempre più attratto dalle parole:

«Rinascere dall'alto».Per Nicodemo, nel pieno del suo realizzarsi umano e religioso - è un capo dei Giudei, è il maestro in Israele, è uno che sa -, incontrare Gesù è un evento destabilizzante che lo provoca alla radice delle proprie certezze, che inquieta la sua sicurezza di adulto nella fede, che sfuma i tratti sicuri del volto di un Dio ritenuto noto.
Nicodemo deve percorrere l'intera parabola del Vangelo per ritrovare il vero volto di Dio e la propria nuova e vera identità, come se risalisse dal basso, dall'oscurità di un grembo sicuro dentro il quale la Parola squarcia il velo dell'ignoranza e apre il varco verso la luce.
***
Teso tra paura e desiderio, nel ritrarsi e nel cercare, Nicodemo si scopre, man mano, quasi inconsapevolmente, dalla parte di Gesù, fino a prenderne le difese apertamente. (Gv 7, 50-51)
Cosa significhi rinascere dall'alto Nicodemo forse lo comprende e ne fa esperienza proprio là dove è il punto estremo dell' oscurità e della debolezza: la morte del Figlio di Dio. Ancora nascostamente, per timore, egli si fa accoglienza e custodia del corpo esanime di Gesù, divenuto visione interiore di luce.
(Gv 19, 38-42)
È a partire da questa esperienza di morte e di vita che Nicodemo, come ogni discepolo, diviene credente nell'arrendersi all'Amore donato, nell'imparare a esporre e consegnare il proprio "più nulla da perdere".

Non si dice molto della storia di Nicodemo. Dopo il colloquio notturno lo si incontra in altri due punti del Vangelo che lasciano intravedere un progressivo evolversi nella fede. È come se la sua figura camminasse ai margini, attento alla vicenda di Gesù, ma da lontano e assaporando l'ambiguità, il disorientamento, il dubbio Può forse un uomo entrare una seconda volta nel grembo di sua madre?, e lasciando risuonare nella memoria e vibrare nella carne le parole udite:«Se uno non rinasce dall'alto...». (Gv 3, 3)





Solo la lampada della Fede alimentata dall’olio della Preghiera produrrà la luce della Sapienza capace di vedere oltre l’apparente “non senso”. Vieni, Santo Spirito!

lunedì 28 febbraio 2011

Come si può tornare nel grembo materno una seconda volta?...





Con l'immagine del nascere di nuovo il Maestro intende dire che il Regno di Dio, pur essendo una realtà comunitaria, è strettamente legato a un mutamento personale, a una presa di distanza radicale dal proprio passato. In sostanza, il rinnegamento di sé che deve essere un atteggiamento permanente come è permanente la necessità della conversione. Con l'immagine del "nascere dall'alto", Gesù intende dire che la Legge di Mosè non è in grado di formare l'uomo al Regno di Dio. Occorre il dono di una vita nuova che scende dall'alto e che trasforma la persona nel suo intimo ...

Come possiamo comprendere la risposta di Gesù è sconvolgente: afferma che è tutto inutile. Per entrare nel regno di Dio è necessario un rinnovamento totale alla radice, proprio come entrare nella vita con un nuovo essere. Ma nascere, entrare nella vita non dipende da noi, ma da Dio. Nessuna ricetta può permettere a Nicodemo e ad Israele, che egli rappresenta, di convertirsi, di assicurarsi l'accesso al regno. La rinascita avverrà nel segno dell'acqua, nel battesimo, ma sarà opera dello Spirito Santo ...

In ebraico spirito si dice ruah, che significa anche soffio (di vento); Gesù prende l'occasione del doppio significato per aggiungere un esempio pratico: … il soffio dove vuole soffia e il rumore di esso tu ascolti, ma non sai donde viene e donde va ...

Così è di chiunque è nato dallo Spirito.



Giovanni dice che la verità "si fa", perché solo chi vive nella luce, parla parole di luce.
Tutti gli altri, pur essendo sinceri, non fanno che comunicare il buio che hanno dentro