• IN MANUS TUAS

    Vi darò buone notizie dal Paradiso

    Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante: In Manus Tuas, In Manus Tuas, In Manus Tuas! Sì, dite questo a tutti da parte mia: IN MANUS TUAS! E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è un dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà! E, un’altra cosa… l’ho sempre amato! Dite questo da parte mia. E un bacio nel Signore a tutti. + Salvatore Boccaccio vescovo

  • è tempo ora

    è tempo, ORA ...

    E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri ...

  • esponiamoci alla sua luce

    esponiamoci alla Sua luce!

    E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro… Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria.

  • Mater Misericordiae!

    Maria Madre della Tenda

    Madre di Gesù e madre nostra, prega per noi ora, affinché l’umanità si risvegli e decida veramente per la costruzione di una nuova civiltà dell’amore; Ti ascolti, Ti risponda e riponga in Te fiducia. Prega per noi, ora, affinché gli uomini si risveglino dal sonno della non vita e vengano a Te in un abbandono fiducioso per essere ricondotti a Gesù. Fa' splendere la tua luce, Madre, e mostraci la via della salvezza. Madre della Tenda, prega per noi

  • Con Chiara nei deserti della vita ...

    Con Chiara nei deserti della vita ...

    Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo - Chiara Amirante

  • Nella gioia del RISORTO!

    Nella gioia del RISORTO!

    L'annuncio cristiano dice: Dio si è fatto uomo, si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Luca 24

  • Integer vitae nulla!

    Vorrei dirvi una cosa ...

    Non temete! Se Colui che E' da principio, non ha disdegnato questi sassi, non disprezzerà neppure i macigni del vostro povero cuore. Sappiate offrirglieli, perchè stabilisca in mezzo agli uomini il suo domicilio. E continuerà anche per il vostro SI, l'avventura della Redenzione DON TONINO BELLO...

  • Suspendisse neque tellus

    Nel deserto della mia vita, Signore ...

    hai voluto piantare la Tua tenda. Ogni giorno mi chiedo come sia possibile e nella carne risuona la Tua voce che viene a dirmi che non è opera mia. Tutto è veramente grazia, Signore, ed io voglio cantare la melodia della Tua infinta misericordia ...

  • Curabitur faucibus

    LA DIMORA DI DIO CON GLI UOMINI

    Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio (la tenda) con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» Apocalisse 21, 3-4

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sabato 23 aprile 2011

TRIDUO PASQUALE 2011 - Sabato Santo - Il Re dorme ...



In principio,
c'era colui che è "la Parola".

Egli era con Dio,
Egli era Dio.
Egli era al principio con Dio.

Per mezzo di lui Dio ha creato ogni cosa.
Senza di lui non ha creato nulla.

Egli era la vita
e la vita era luce per gli uomini.
Quella luce risplende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta



Gv 1, 1-5

Bibbia interconfessionale approvata
dalle principali chiese cristiane
Carissimi,
ricordate il nostro 'principio'?!...
All'inizio di questo viaggio di condivisione orante di vita, ci siam
o posti
sotto il manto di Maria, Madre della Tenda, l'11 febbraio di quest'anno.

A Lei abbiamo rivolto,  tra le altre, le parole ...



  
Maria, Gesù ci ha affidato a Te, Sua Madre, ed ha fatto di Te nostra madre.
Per la disobbedienza e l’orgoglio del primo uomo, il peccato e la morte sono
entrati  nel mondo. Per tuo figlio Gesù, Maria, il peccato e la morte sono
stati vinti. Al prezzo del suo sangue, ci ha restituito la vita ed ha
  compiuto ogni cosa  
per la gloria di Suo e nostro Padre.
 Tutti i figli di Eva sono peccatori,
ma Gesù è venuto nel mondo per salvarli.
E aTe li ha affidati, Immacolata Concezione ...






clikka - QUI -


Non stanchiamoci, fratelli ... Non lasciamoci contagiare
dallo spirito di morte e di realtivismo del mondo: Cristo è
VERAMENTE RISORTO
ED E' CON NOI, FINO ALLA FINE DEI TEMPI,
per poi mostraci il Suo Reale Volto di Misericordia infinita
in una comunione d'Amore eterna! Vera impagabile beatitudine!

RiconosciamoLo e riconosciamoci in Lui nello spezzare il Pane delle
nostre esistere per farci dono, gli uni per gli altri. Non stanchiamoci
di pregare senza sosta *, e gli uni per gli altri ...

Auguri a tutti di una rinnovata, rafforzata, luminosa

Pasqua di Resurrezione.
E GIOIA SIA, in pienezza, nelle nostre vite!



23 aprile 2011, Sabato Santo

* PREGATE INCESSANTEMENTE : Le Sacre Scritture, particolarmente il Nuovo Testamento, insistono in maniera ricorrente sulla costanza nella preghiera. C’è un tempo per tutto, certamente, ma l’attitudine del cuore, qualsiasi possano essere gli avvenimenti della vita, deve essere quella della preghiera... In altre parole, è Dio stesso che ci chiama affinché poniamo sotto la sua custodia ogni istante delle nostre vite:
“Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell`uomo."
(Luca 21.36)
" Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi,."
(Efesini 6.18)
" State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi."
(1 Tessalonicesi 5.16-18)







venerdì 22 aprile 2011

Approfondimenti GIOVEDI' SANTO - Quaresima 2011




ACCOGLIERE LA CHIAMATA A DIVENIRE AMATI



"Essere l'amato è l'origine e il compimento della vita dello Spirito. Dal momento in cui rivendichiamo la verità di essere gli Amati, noi affrontiamo la chiamata di diventare ciò che siamo. Diventare gli Amati: ecco il viaggio spirituale che dobbiamo compiere (...) Per vivere una vita spirituale dobbiamo rivendicare per noi stessi che siamo "presi" o "scelti". Da tutta l'eternità, prima ancora che tu nascessi e diventassi parte della storia, tu esistevi nel cuore del Padre! (J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

DIVENTARE AMATI VUOL DIRE ACCETTARE DI ESSERE PANENELLE MANI DI GESU': PANE PRESO, BENEDETTO, SPEZZATO E DATO


"L’Unità! Ma chi potrà azzardarsi a parlare di essa? E ineffabile come Dio! Si sente, si vede, si gode ma... è ineffabile! Tutti godono della sua presenza, tutti soffrono della sua assenza. È pace, gaudio, amore, ardore, clima di eroismo, di somma generosità. E Gesù fra noi! Solo se abbimao il disstintivo dell'unità tra noi possiamo dirci veramente cristiani. Quando l'unità con i fratelli si fa difficile, pccprr enon spezzare mai, ma piegarsi finché l'amore fa il miracolo di un cuore solo e un'anima sola. Meglio il meno perfetto, ma in unità coi fratelli, che il più perfetto ma in disunità con essi, perché la perfezione non sta nelle idee o nella sapienza, ma nella carità. Niente di più organizzato di ciò che l'amore ordina e nulla di più libero di ciò che l'amore unisce. Chi vive in Dio è uno con tutti e tutto e da tutto distinto, Quanto più ci consumeremo in uno, tanto più acquisteremo la virtù dell'altro in modo che saremo tutti uno, ciascuno l'altro, ognuno Gesù" Chiara Lubich
Nonostante tutta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti in cui ci si mette davanti agli altri, situazioni in cui le suscettibilità si urtano. E' per questo che vivere insieme implica una certa croce, uno sforzo costante e un'accettazione che è un mutuo perdono d'ogni giorno. San Paolo dice: "Voi dunque, eletti di Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenera compassione, di benevolenza, di umiltà, di dolcezza, di pazienza; sopportatevi a vicenda e perdonatevi gli uni gli altri, se uno ha contro l'altro qualche motivo di lamentela; il Signore vi ha perdonato, fate lo stesso a vostra volta. E sopra ogni cosa sia la carità, che è il vincolo della perfezione. Con questo, la pace di Cristo regni nei vostri cuori: è questa la chiamata che vi ha riuniti in un medesimo corpo. Infine, vivete in azioni di grazie!". JEAN VANIER


ESSERE SCELTO

«Per diventare gli Amati, dobbiamo, prima di tutto, rivendicare di essere presi. Inizialmente questo può sembrare molto strano, eppure, essere presi è essenziale per divenire gli Amati. Possiamo desiderare di diventare gli Amati solo quando sappiamo che siamo già gli Amati. Potrebbe essere d’aiuto, usare al posto di “prendere”, che è un termine un po’ freddo e fragile, un termine più caldo e morbido con lo stesso significato: il termine “scegliere”. Come figli di Dio noi siamo quelli scelti da Dio»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

ESSERE BENEDETTO
«Come Amati Figli di Dio, noi siamo benedetti. Mi rendo sempre più conto di quanto noi, paurosi, ansiosi, insicuri esseri umani, abbiamo bisogno di una benedizione. Dare una benedizione è confermare, dire “sì” al fatto che una persona è Amata. E più che questo: dare una benedizione crea la realtà della quale la benedizione parla. Una benedizione tocca la primigenia bontà dell’altro e dà vita al suo “essere Amato”»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)

ESSERE SPEZZATO

«Tu sei un uomo spezzato, io sono un uomo spezzato e tutte le persone che conosciamo direttamente o di riflesso sono persone spezzate. Forse l’inizio più semplice sarebbe dire che il nostro essere spezzati rivela qualcosa su chi siamo. Le nostre sofferenze e i nostri dolori non sono semplicemente noiose interruzioni nella nostra vita: ci toccano, piuttosto, nella nostra unicità e nella nostra più intima individualità. L’essere spezzati è un’esperienza del tutto personale e nella società in cui tu ed io viviamo è generalmente una esperienza intima: è lo spezzarsi del cuore, è la sofferenza del cuore spezzato»
(H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)
ESSERE DATO

«Noi siamo scelti, benedetti, spezzati così come siamo dati. Il quarto aspetto della vita dell’Amato è essere dato. Come persone che sono date possiamo comprendere appieno il nostro essere scelti, benedetti e spezzati. La nostra più grande realizzazione sta nel dare noi stessi agli altri. La nostra umanità arriva alla sua espressione più alta nell’atto di dare. Diventiamo gente stupenda quando diamo qualsiasi cosa possiamo dare: un sorriso, una stretta di mano, un bacio, un abbraccio, una parola d’amore, un regalo, una parte della nostra vita… tutta la nostra vita»

 (H.J.M. Nouwen, Sentirsi amati)




Immagine: Cattedrale San Clemente I
Altare reposizione giovedì santo
Meditazione integrale a cura di Don Andrea Pacchiarotti




TRIDUO PASQUALE 2011 - Venerdì Santo





E CHINATO IL CAPO, SPIRO' ...

Gesù, nostro Fratello e Signore, quanti pensieri nel contemplare quel tuo chinare il capo sulla croce.
Una certa filosofia di vita spinge a considerare dovuto il camminare sempre e comunque a testa alta: è imperante il modello dell’uomo o della donna che non devono chiedere mai. Se non sei forte, non vali. Se nel cuore ha preso casa il dolore, il non senso o sorella morte, fa’ finta che non esista niente di tutto ciò. Buttati a capofitto nel lavoro, così dimenticherai in fretta. Fa’ buon viso a cattivo gioco. Cerca di sopravvivere. Convinciti che non è nulla. Imprimi a fuoco nella tua mente il comando “stringi i denti e nega a te stesso che stai male”. Inutile menzogna: il destino di una ferita non è l’oblio della cancellazione dalla memoria, ma il suo rimarginarsi. Continua pure a negare che stai male e che, giorno dopo giorno, stai spegnendoti alla vita. La negazione della verità non fa miracoli: al massimo impedisce di vedere le metastasi psicologiche e spirituali che guadagnano terreno.
Ti ho contemplato, Gesù, in quel tuo ultimo reclinare il capo. Ho gustato l’amaro gusto della sconfitta. Ho respirato la parola FINE. Ho provato la paralisi della fuga di ogni speranza.
Dietro i tuoi occhi ormai chiusi a questo mondo ho visto la vita che fugge dagli occhi dei morenti in un letto di ospedale. Ho pianto lacrime amare rivivendo tutti gli addii della mia vita.
Ho rivisto il capo reclinato di tante donne discriminate e picchiate dai loro mariti, quegli stessi uomini che avevano promesso amore eterno. Come Pietro, come quel Pietro che è dentro ciascuno di noi, pronto a promettere di conquistare il mondo per te e cinque minuti dopo altrettanto pronto a bestemmiare nel voler insegnarti il mestiere di Dio.
Ho visto il capo reclinato di tanti bambini che, nascondendo lo sguardo, cercano di fuggire dalla violenza cieca e cruda del carnefice che hanno davanti. Lo stesso capo reclinato dei milioni di bambini usati in mille modi (e non solo sessualmente), un viso in ombra, per nascondere le lacrime di morte che nessuno vuole raccogliere, lacrime che bruciano urlando giustizia che nessuno mai concederà.
Ho visto il capo reclinato dei tanti adolescenti sconfitti dalla vita a 15 anni, che si buttano via, convinti che per loro non c’è futuro, seduti al tavolo del ristorante della vita, il cui unico menu è incertezza, disoccupazione e instabilità, immobili davanti alla società che avanza e li ingloba, quella stessa società preparata loro da un mondo adulto che li considera coetanei di età inferiore alla propria e non il futuro del mondo.
Ho visto il capo reclinato di tanti bimbi che dormono beati nel ventre delle loro madri, ignari che a pochi metri da loro si stanno preparando i ferri chirurgici che spegneranno un’alba al suo sorgere, affondandola per sempre nelle viscere della terra, annullando il viaggio della vita, senza possibilità di ritorno.
Ho visto il capo reclinato dei tanti traditi e abbandonati della storia umana, vittime impotenti dell’egoismo altrui, scacciati via come zanzare moleste.
Ho visto il capo reclinato di tanti padri di famiglia, con le mani nei capelli, davanti agli occhi solo i fogli scarabocchiati dei conti dell’economia familiare, con il segno meno imperante.
Ho visto il capo reclinato degli anziani abbandonati nelle case di riposo, in attesa di una morte che non arriva, ospite più gradito di parenti parcheggiatori, perenni assenti, lo sguardo di chi vive un’inutilità nauseante.
Ho visto il capo reclinato di chi fissa una flebo di chemioterapici che entra nelle vene; sullo sfondo, un comodino bianco di ospedale, macchiato da un peluche colorato, testimone di una giovane vita che si avvicina al tramonto invernale, giunto appena poche ore dopo l’alba.
Ho visto il capo reclinato di chi, immobile davanti alle macerie provocate dagli eventi naturali, saluta casa, lavoro, familiari, svaghi, il tutto di una vita che lascia lo spazio al niente di un futuro incerto.
Ho visto il capo reclinato…
Gesù, in quel tuo piegare il capo ci sono le sconfitte dell’intera umanità, incapace di scendere dal trono della propria presunta onnipotenza, per mettersi invece ai piedi del trono della croce, accogliendo il tuo amore che ha preso su di sé ogni nostra umana debolezza. In quel tuo piegare il capo c’è tutta l’agonia di un’umanità incapace di aprire, anzi, di spalancare il cuore a Te, che niente togli, e tutto dai.
Quel tuo capo reclinato è un macigno nel nostro cuore; è un abisso di dolore e di amore; è una pietra che pesa. Solo il tuo amore è capace di scalzarla per sempre dall’ingresso dei sepolcri in cui ci siamo infilati.
Alza il capo. La tua liberazione è vicina.


 Don Giacomo Pavanello
Sacerdote NUOVI ORIZZONTI - L'articolo QUI ...






Immagini: Cattedrale San Clemente I p.m. - Velletri
Altare reposizione QUARESIMA 2011

mercoledì 30 marzo 2011

TRACCE Cenacolo LA TENDA - Martedì 29 marzo 2011


A piccoli passi, con abbandono fiducioso, lasciandoci condurre … Durante il cammino
faremo cinque tappe: nel
DESERTO, sul MONTE, presso il POZZO, vicino alla
 PISCINA, davanti al SEPOLCRO di Lazzaro



Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? ”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge? ”. Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Le disse: “Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene ‘non ho marito’; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo". In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri? ”, o: “Perché parli con lei? ”. La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia? ” ...  Gv 4, 4-42





Sapete, quell’uomo mi ha detto tutto quello che ho fatto. Ma se si fossi fermato lì, sarei ancora quella di prima, con i miei pregiudizi, le mie infedeltà, i miei rancori, le mie paure.
Invece, man mano che mi parlava, mi sentivo come il secchio con cui avevo attinto: scendevo anch’io nel profondo di quel pozzo che era la mia vita e mi avvicinavo ad un mistero che ancora non comprendevo, ma mi affascinava con la promessa di un’acqua viva capace di irrigare il deserto dei miei sentimenti.
E alla fine l’ho raggiunta e me ne sono abbeverata. Incrociando il suo sguardo ho capito che la mia ricerca di verità aveva finalmente preso la giusta direzione consapevole dei miei errori, ma con la speranza di un futuro diverso, da costruire insieme a lui e a voi, ora che vi ho portato la buona notizia del Messia …


Un cammino ascendente. Dal deserto al monteDal deserto di pietre, al monte della luce.Dalla tentazione alla trasfigurazione.
Il cammino di Cristo è il cammino di ogni discepolo:
ascendente e liberante, dal buio della tentazione, fino
alla luce di Dio. Ora ci è dato di ricongiungerci alla
Sorgente di Vita, per diventare noi stessi sorgente.
Acqua che tracima, che dilaga che va, un torrente di
vita che serve molto più che alla propria sete:
serve anche alla sete degli altri!
Ora Gesù incrocia una donna ad un pozzo nella città
di Sicar, in Samaria. A quella donna rivolge una richiesta
che ripeterà solo un’altra volta, in un altro mezzogiorno
della sua vita. L’ultimo. Sulla croce Gesù urlerà la sua sete.
“Ho sete”

Ma l’acqua, i pani, i pozzi, le brocche del vangelo di oggi sono solo metafore che Gesù usa per raccontare il suo intimo bisogno di vederci felici. Egli ha sete di noi. Ha sete di vederci felici. Come una madre e un padre che godono per la gioia dei figli. Come un’amante che cerca mille modi per stupire e far sorridere chi ama.


Siamo figli di un Dio bisognoso. Un onnipotente che si fa mendicante di noi. Quella donna si sente scoperta da Cristo. Eppure, nonostante la contraddizione della sua morale, diventa un messaggero, un megavono eloquente per tutta quella città.

Quella donna impastata di contraddizioni e di cadute è ciò che Cristo sceglie per parlare all’intero popolo della città di Sicar. Non sono i nostri meriti a renderci utili, è la fiducia in Gesù nonostante i nostri peccati a salvarci. Quella donna lascia davanti a lui la sua brocca. E’ una brocca vuota. Una brocca consumata. Quella brocca è il suo cuore. Ma tornando non sarà più vuota, sarà piena di altra acqua, quella che disseta per sempre, quella che solo Cristo può dare …





Il Signore sa bene cosa c’è nei nostri cuori! C’è il bene più forte del male, c’è il bene più antico del male, c’è il bene possibile, più importante del male presente! … C’è un lago di luce ed è la Sua presenza in noi che diventa sorgente. E allora, dove andremo per adorare Dio? Non sul monte, non nel tempio: sono IO io monte di Dio, io il Suo tempio e Lui la sorgente delle mie sorgenti!
 



Forse non ti ho mai veramente incontrato, Signore,
nella mia vita stracciata,
come la donna di Samaria…
forse non mi sono mai fermato con te,
per chiacchierare e aprirTi il cuore.
Forse sto ancora aspettando il giorno giusto, il tempo propizio:
ho sempre rimandato perché avevo altri impegni.
Finché improvvisamente verrà la finee io non sarò ancora pronto a riconoscerTi.
Ora è tempo di uscire per incontrarTi: così non avrò più sete.
So dove attingere: alla Tua Parola nel Vangelo,
al dono di me stesso agli altri,
all’Eucarestia che mi sazia di Te.

mercoledì 16 marzo 2011

TRACCE Cenacolo LA TENDA - 2a parte Martedì 15 marzo 2011

1a parte QUI




Il sentirsi chiamare dal Padre “Figlio amato” nel battesimo  (Mt 3,17) non Gli ha aperto un percorso al riparo dalle prove!
Subito dopo l’immersione nel fiume Giordano, “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.” Allo stesso modo ogni
battezzato dovrà attendersi  una dura opposizione da parte di satana che, mediante le sue astute e seducenti tentazioni, cercherà di distoglierlo dal cammino di sequela.



Dal silenzio della terra che resta attonita, quando ogni cosa sembra arrestarsi, quasi sospendersi nel tempo e nello spazio di fronte al Verbo di Dio che si fa carne; nel silenzio del Verbo che tutto porta a compimento, intronizzato sul trono dell’Amore quando si manifesta la gloria, cioè il peso di un Dio …, IMPARIAMO CHI E’ DIO! La tua cattedra,  Divino Maestro, dalla culla di Betlemme, si compie sulla croce gloriosa: tu ci hai insegnato l’Amore che è il Padre e lo Spirito Santo; ci hai insegnato e donato la tua libertà di Figlio. Lungo le strade della nostra terra, quanti non si sentono amati da nessuno! Fa che possano alzare fiduciosi lo sguardo alla tua croce, al trono dell’Amore e sentirsi avvolti dal fuoco della Tua passione per loro. Senza timori, con la stessa tenerezza con cui ti hanno contemplato nella greppia ...
 
Il Tuo amore li salvi e li consoli; vengano ad abitarli gioia e speranza...  E cantino in eterno la Tua Misericordia.



Ama il silenzio più di tutto. Poiché esso ti dà di portare frutto.  Lalingua non sa spiegarlo. Sforziamoci anzitutto di tacere. È dal silenzio che nasce ciò che ci condurrà al silenzio. Perché allora Dio ti fa sentire ciò che nasce dal silenzio. All'inizio, il tacere ci richiede uno sforzo, ma in seguito nasce in noi come una misteriosa forza che ci attira.

Che Dio ti doni di percepire distintamente ciò che nasce dal vero silenzio. Se cominci ad addentrarti in questa via, una inesprimibile luce zampillerà in te …  Il cuore è come se sentisse l'intimo sapore di ogni realtà, al fondo di una mirabile  contemplazione. L'uomo diventa come un fanciullo in mezzo alle creature…"
.Isacco di Ninive (iil Siro), monaco del VII sec.



Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per dirci parole d'amore!  
E sentiremo i brividi della Pasqua.

Don Tonino Bello

continua QUI

In Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo (Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2, 8).
Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità, che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè, quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni luogo.
Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.



CRISTO HA g i a' VINTO OGNI MORTE!
bUON tEMPO di gRAZIA a tUTTI! ...
... il tempo per incontrarLo!


lunedì 14 marzo 2011

TRACCE Cenacolo LA TENDA - 1a parte Martedì 15 marzo 2011







Anche tu, Gesù, conosci la prova, anche tu ti misuri con la tentazione. Del resto hai voluto essere un uomo come noi e dunque sottoposto alla fragilità, alla fame e alla sete, alla fatica ed alla solitudine, alla tensione e allo smarrimento...




A piccoli passi, con abbandono fiducioso, lasciandoci condurre …
Durante il cammino faremo cinque tappe: nel DESERTO,
 sul MONTE, presso il POZZO, vicino alla  PISCINA,
davanti al SEPOLCRO di Lazzaro ….



Nulla Ti è stato risparmiato perché Tu fossi per ognuno di noi non il compagno di qualche attimo, né un visitatore frettoloso, ma un amico disposto a condividere ogni momento, ogni frangente, ogni gioia ed ogni pena. Non
sei stato esonerato, dunque, dalle difficoltà e dalle suggestioni, dalle voci inquietanti che inducono a cercare scorciatoie pur di evitare rischi e sofferenze, pur di superare magicamente ogni ostacolo ed ogni passaggio doloroso. Non hai scelto un messianismo facile: hai scelto l’Amore!

GRAZIE, SIGNORE GESU’!Se ne sei uscito trionfante è perché mai è venuta meno la Tua fiducia nel Padre, una fiducia decisiva quando l’esperienza dell’abbandono,  a sensazione del fallimento, l’angoscia e la paura afferrano ogni fibra del corpo e
dell’anima. Dona anche a noi, Signore, la tua fiducia tenace, la fiducia dei piccoli, dei figli e dei poveri. Facci tenaci costruttori del Regno!

segue 2a parte

mercoledì 9 marzo 2011

BUONA QUARESIMA





 Cenere sulla fronte,
 un respiro profondo,
 le mani aperte ad accogliere il cielo,
 lo stomaco in apnea.
 Abbasso il volume delle cose,
 meno potenza,
 meno gas,
 meno tutto.
 Inizio a camminare
 a piedi nudi sulla terra,
 sui sassi dimenticati nella via.
 Una canzone senza strumenti,
 senza seconde voci,
 per sentire la Parola
 che ritma e rallenta.
 Una cena senza pane,
 senza acqua, senza vino.
 per saziare la fame degli altri.
 Cenere sulla fronte,
 per togliere la polvere dal cuore,
 per smorzare gli incendi
 che devastano l’anima,
 per vedere senza lenti
 per camminare senza grucce.
 Cenere sulla fronte,
 una croce fatta di niente,
 per non fuggire di fronte a quella vera.
 Cenere sulla fronte,
 l’impronta di Dio
 nella mia vita.
 Un punto di sutura
 sulle ferite sanguinanti.

 Emily Schenker





Favorevole tempo è questo,
-         lo proclama di Dio la parola-
per sanare un mondo malato,
in preghiera e in santo digiuno.
Nella luce gloriosa di Cristo
di salvezza il giorno risplende,
mentre i cuori feriti da colpe
l’astinenza rinnova e conforta.
Dio, guida ogni uomo a pentirsi,
corpi e anime libera e salva:
fortunato cammino ci porti
alla festa di pasqua perenne.
Ogni cosa Ti adori, o Dio,
per tre volte Signore infinito;
fatti nuovi dal Tuo perdono
canteremo il cantico nuovo.



David Maria Turoldo

- Grazie a Blessings&Broderie -

TRACCE Cenacolo LA TENDA – Martedì 8 marzo 2011 (9 marzo - Mercoledì delle Ceneri)


... pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,
e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima
si sazia senza fine del cibo della vita...
- Dalle Omelie di San Gregorio Magno






 

[1]«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. [2]Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. [3]Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. [4]E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. [5]Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
[14]Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, [15]come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. [16]E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. [17]Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. [18]Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
Gv  10, 1-5; 14-8



 


Cristo stesso ci ha parlato in prima persona: «Io sono il buon pastore: io sono la porta». Anche quella di Pietro, di Paolo, di Isaia,  è parola di Cristo, il quale è l’unica e totale Parola di Dio. Pietro parla alle folle? E' Cristo che parla per mezzo suo; Paolo scrive alle Chiese? E' Cristo che esorta per mezzo suo; essi sono ministri di Cristo e dispensatori dei suoi misteri, cioè suoi portavoce … Ma Cristo ha parlato e parla anche a noi, discepoli di oggi, in prima persona. Siamo qui, come le folle che dopo la moltiplicazione dei pani lo seguirono all'altra sponda del lago di Tiberiade perché si erano saziate una volta del suo pane e ne sentivano fame ancora. Sappiamo che Lui è quanto cerchiamo; sappiamo che il Cibo spirituale che può darci è risposta alla nostra fame! Siamo un gregge di pecore, e in questo non vi è alcun significato negativo o offensivo nella Bibbia. Anzi, l’immagine è carica di grande tenerezza per gli uomini! Fra i tanti pseudo-pastori, estranei, ‘ladri’ e ‘briganti’ che anche ai giorni nostri intendono insinuarsi nel nostro cuore e carpire la nostra fiducia, Cristo è l’unico che ama di vero amore ed è pronto a dare la vita, per le Sue pecore! Offre sé stesso, perché per noi sia …


         VITA NUOVA        



«Eravate sbandati come pecore - scrive l’apostolo Pietro -, ma ora siete tornati al pastore delle vostre anime». Tutte pecorelle smarrite, dunque. Questo ritorno deve ripetersi anche oggi. Noi siamo adesso sbandati; la comunità cristiana, per certi aspetti, è di nuovo in situazione di diaspora, cioè di dispersione. C'e una crisi di identità, come si dice, e qualcuno ne approfitta, illudendosi di poter sciogliere il gregge di Cristo e non avere più così oppositori al proprio modello di società secolare e atea. Si ripete, in certo senso, l’episodio della cattura di Gesù: «percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (Matteo 26,31).




Dobbiamo perciò tornare davvero a colui che Pietro ha chiamato «il pastore delle nostre anime». Dobbiamo scoprire come vede e giudica Gesù le cose e gli eventi di questo mondo; scoprire la «sua» verità, perché essa sola ci farà liberi.

«Egli conduce fuori le sue pecore e quando ha condotto fuori tutte le sue pecore cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono»: è l’esodo dietro il buon pastore cominciato per noi nel battesimo che deve continuare lungo la nostra vita. Gesù è davvero colui che ci può «condurre fuori»: fuori di questa situazione di disagio, di incertezze, di tenebra e di ingiustizia, fuori della «crisi».

Chi entra per me troverà pascolo, ha detto Gesù. Questo pascolo è lui stesso, la sua parola e il suo corpo.


Ascoltare la tua voce, Gesù buon Pastore , è un segno d’amore perché l’ascolto è di chi ama, l’ascolto è proprio di chi condivide la vita. La sposa ascolta lo sposo, la madre il silenzio dei figli e le stelle la voce di Dio. Di un principe o capo, o regnante si ode l’ordine, ma il cuore è lontano. Di Te, che vuoi essere solo Pastore, vogliamo ascoltare la voce che appaga i bisogni del cuore. Manda guardiani del gregge buoni e santi che sappiano donare la vita, capaci di andare avanti e vegliare su noi quando lupi rapaci ci insidiano e la stanchezza ci opprime. Mandaci pastori buoni, Gesù, e liberaci dai mercenari. Amen.










 Quaresima  - Tempo di deserto 
e ascolto della voce del
SIGNORE GESU'