• IN MANUS TUAS

    Vi darò buone notizie dal Paradiso

    Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante: In Manus Tuas, In Manus Tuas, In Manus Tuas! Sì, dite questo a tutti da parte mia: IN MANUS TUAS! E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è un dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà! E, un’altra cosa… l’ho sempre amato! Dite questo da parte mia. E un bacio nel Signore a tutti. + Salvatore Boccaccio vescovo

  • è tempo ora

    è tempo, ORA ...

    E' il tempo ora della nostra trasfigurazione... Tempo di girarci verso la Luce , perché la luce E' GIA' QUI! E' il Dio che portiamo dentro e che deve erompere dalla mia tenebra come il sole dalla notte, come il mistero erompe dalla creazione e a Pasqua rovescerà la pietra per dire che la notte è vinta per sempre! Un salmo esorta "Guardate a lui e sarete raggianti". Guardate a lui e non avrete più volti oscuri ...

  • esponiamoci alla sua luce

    esponiamoci alla Sua luce!

    E allora piantiamo la nostra tenda davanti a Cristo, esponiamoci alla Sua luce, abitiamola, godiamo di quella luce come la luna gode del sole. La luce non è nostra ma noi possiamo, come lune davanti al sole, assorbire la luce e poi irradiarla e diventare raggianti. Occhi lucenti, corpi luminoso, astri che a loro volta indicano il cammino ad altri. Così hanno fatto i discepoli, così ha fatto Maria icona splendente del nostro futuro… Padre ERMES RONCHI dei Servi di Maria.

  • Mater Misericordiae!

    Maria Madre della Tenda

    Madre di Gesù e madre nostra, prega per noi ora, affinché l’umanità si risvegli e decida veramente per la costruzione di una nuova civiltà dell’amore; Ti ascolti, Ti risponda e riponga in Te fiducia. Prega per noi, ora, affinché gli uomini si risveglino dal sonno della non vita e vengano a Te in un abbandono fiducioso per essere ricondotti a Gesù. Fa' splendere la tua luce, Madre, e mostraci la via della salvezza. Madre della Tenda, prega per noi

  • Con Chiara nei deserti della vita ...

    Con Chiara nei deserti della vita ...

    Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo - Chiara Amirante

  • Nella gioia del RISORTO!

    Nella gioia del RISORTO!

    L'annuncio cristiano dice: Dio si è fatto uomo, si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" Luca 24

  • Integer vitae nulla!

    Vorrei dirvi una cosa ...

    Non temete! Se Colui che E' da principio, non ha disdegnato questi sassi, non disprezzerà neppure i macigni del vostro povero cuore. Sappiate offrirglieli, perchè stabilisca in mezzo agli uomini il suo domicilio. E continuerà anche per il vostro SI, l'avventura della Redenzione DON TONINO BELLO...

  • Suspendisse neque tellus

    Nel deserto della mia vita, Signore ...

    hai voluto piantare la Tua tenda. Ogni giorno mi chiedo come sia possibile e nella carne risuona la Tua voce che viene a dirmi che non è opera mia. Tutto è veramente grazia, Signore, ed io voglio cantare la melodia della Tua infinta misericordia ...

  • Curabitur faucibus

    LA DIMORA DI DIO CON GLI UOMINI

    Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio (la tenda) con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» Apocalisse 21, 3-4

martedì 8 marzo 2011

Vi aspettiamo stasera, ore 21 .00 ..


Come temere un Dio che si fa così piccolo, umile,
'celato' in un pezzo di pane? ....

 


... pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio,e mentre lo si contempla senza paura
di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita... - Dalle Omelie di San Gregorio Magno



Poiché è il Trascendente, Egli è anche l’Onnipresente.
Gli umili e i docili sanno che Egli fa sì che tutto concorra al loro Bene, che il sassolino nella scarpa, la pozzanghera, lo scoglio e il pantano sono, per così dire, l’anticamera della Sua Santa Dimora.
Perciò si abbandonano alla Sua Volontà.
E, dove questa Volontà si compie, noi viviamo sulla terra come fossimo in cielo.



Fabrice Hadjadj
La terra strada del cielo


Grazie a http://blessingsandbroderie.blogspot.com


 
 פרק כג א מזמור לדוד יהוה רעי לא אחסר: ב בנאות דשא ירביצני על־מי מנחות ינהלני: ג נפשי ישובב ינחני במעגלי־צדק למען שמו: ד גם כי־אלך בגיא צלמות לא־אירא רע כי־אתה עמדי שבטך ומשענתך המה ינחמני: ה תערך לפני שלחן נגד צררי דשנת בשמן ראשי כוסי רויה: ו אך טוב וחסד ירדפוני כל־ימי חיי ושבתי בבית־יהוה לארך ימים: 
Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla - Sal 23

DONNA, TI HO FATTO COME UN PRODIGIO! NON SVILIRTI ...





A tutti i frammenti, agli atomi di Maria sparsi nel mondo che hanno nome donna,
rivolgiamo noi oggi la salutazione angelica : Ave, o Donna!

Che tu sia piena di grazia, che teco sia l’assistenza dello Spirito Santo,
che sia benedetto e benefico agli umani il frutto del tuo seno!

Che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici, cancellare Caino,
far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre celeste nell’amore del Figlio,
nella grazia dello Spirito Santo

 --- padre David Maria Turoldo


Chiediamo a Maria di penetrare nel Mistero della Chiesa attraverso la porta che ci è propria, di camminarvi attraverso dei sentieri che sono nostri.  Chiediamo a Maria di non essere nella Chiesa delle specie di suffragette eccitate, e nemmeno le ombre tremanti dei nostri fratelli uomini. Chiediamole di immettere nella famiglia dei figli di Dio ciò che ci è  proprio, rafforzato, dilatato, "smisurato" dalla grazia. Che noi siamo vere, conformi a ciò che Dio inventò quando volle creare la donna. (...) La Nave della Chiesa non ha finito il suo viaggio. Agli uomini il ponte, lo scafo, gli alberi..., ma per le vele, non c'è modo di fare a meno di noi. Senza contare che essi hanno sempre voglia di motori e che il vento dello Spirito Santo non ha mai saputo che farsene.




  MADELEINE DELBREL
Da "La donna e la Chiesa", testo scritto nella solennità dell'Immacolata dell'anno mariano 1953
  

ESHET HAIL
"Una donna di valore chi può trovarla? Il suo prezzo va molto
al di là di quello delle sue perle" (Pr. 31, 10)

http://www.youtube.com/watch?v=c_Hj7LHj6ag&feature=related   





Il brano Èshet Chàil è comunemente interpretato come un elogio alla "donna di valore" che dedica tutta se stessa al benessere spirituale e materiale della famiglia e perciò è uso ormai comune cantare i versetti che lo compongono prima di iniziare il pasto sabbatico come ringraziamento a colei che avendo preparato il necessario per lo Shabbàt permette a tutta la famiglia di godere del riposo e della santità della festa.
  
In realtà vi è tra i Maestri anche chi interpreta Èshet Chàil come un inno alla sapienza o alla perfezione della Torà o alla spiritualità della Shekhinà viste qui come una donna virtuosa che risveglia nell’ebreo un sentimento di amore e di rispetto che si rafforza durante ogni Shabbàt.
  
Nel breve lavoro che presentiamo sul brano in questione riporteremo entrambi le posizioni sostenute dai Chakhamìm curandoci, quando ve ne sarà bisogno, di correlare le parole dei Maestri con dei brevi commenti per rendere più semplice al lettore la comprensione e il valore dei loro insegnamenti.
  
Struttura del brano
  
L’Èshet Chàil, che conclude il libro biblico dei Proverbi, è un componimento poetico le cui lettere iniziali dei singoli versi danno origine all’alfabeto ebraico. Già Rabbì Davìd Kimkhì (1160-1235) nel suo commento agli Agiografi (Salmi 111, 1) scriveva:
  
"Ogni inno composto in forma alfabetica - per la sua importanza e le gloriose parole in esso espresse - è scritto così per ispirazione divina".
  
Per i Maestri le lettere dell’alfabeto hanno sempre assunto un importanza particolare poiché con esse fu scritta la Torà ed è grazie alla Torà che il mondo vive (Jer. 33, 25). Molti inni liturgici medioevali e parti della Tefillà giornaliera contengono degli acrostici e la tradizione kabbalistica, con il Séfer Yetzirà, ci ha tramandato che al centro dell’opera della creazione del mondo figurano le 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Come prima considerazione si potrebbe dunque affermare che attraverso la lode e il ringraziamento che con l’Èshet Chàil si esprime alla donna per la sua dedizione verso il marito e i figli, si viene a rafforzare quel rispetto tra i coniugi che è fondamentale per poter vivere una vita basata sull’osservanza della Torà (che come abbiamo visto è simboleggiata dall’acrostico) all’interno del nucleo famigliare dal quale dipende tutto il "mondo" spirituale dell’ebreo.
  
Letto in questo modo il nostro brano diviene da un lato un dovuto atto di riconoscenza verso la consorte e dall’altro la prefigurazione della donna ideale che si impegna per il bene della sua casa (vv. 11-18) e per il bene della società (v. 19). Le sue azioni e i suoi preziosi consigli divengono così fondamentali e ragione d’orgoglio per il marito e i figli che si sentono istintivamente portati a lodarla in pubblico per la sua sagacia e per l’opera delle sue mani che non conoscono l’ozio (vv. 20-29). Di fronte a tali virtù anche la bellezza fisica perde la sua importanza e non è più la vera cagione di amore e desiderio (vv. 30-31)
 se ti interessa, continua QUI ... http://www.morasha.it/zehut/rc03_eshet.html






e per finire....

 

Maria donna feriale di Don Tonino Bello

Chi sa quante volte l'ho letta senza provare emozioni, l'altra sera, però, quella frase del Concilio, riportata sotto un'immagine della Madonna, mi è parsa così audace, che sono andato alla fonte per controllarne l'autenticità.
Proprio così. Al quarto paragrafo del decreto del Conci1io Vaticano II sull'Apostolato dei Laici c'è scritto testualmente: «Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro».
Intanto, Maria viveva sulla terra.
Non sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati in aria. I suoi gesti avevano come soggiorno obbligato i perimetri delle cose concrete.
Anche se 1'estasi era 1'esperienza a cui Dio spesso la chiamava, non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra.
Lontana dalle astrattezze dei visionari, come dalle evasioni degli scontenti o dalle fughe degli illusionisti, conservava caparbiamente il domicilio nel terribile quotidiano.
Ma c'è di più: Viveva una vita comune a tutti.
Simile, cioè, alla vita della vicina di casa. Beveva l'acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei arrivava stanca alla sera, dopo una giornata di lavoro. Anche a lei un giorno le dissero: «Maria, ti stai facendo i capelli bianchi». Si specchiò, allora, alla fontana e provò anche lei la struggente nostalgia di tutte le donne, quando si accorgono che la giovinezza sta sfiorendo.
Le sorprese, però, non sono finite, perché venire a sapere che la vita di Maria fu piena di sollecitudini familiari e di lavoro come la nostra, ci rende questa creatura così inquilina con le fatiche umane, da farci sospettare che la nostra penosa ferialità non debba essere poi così banale come noi pensiamo.
Sì, anche lei ha avuto i suoi problemi di salute, di economia, di rapporti, di adattamento. Chi sa quante volte è tornata dal lavatoio col mal di capo, o sovrappensiero perché Giuseppe da più giorni in bottega non aveva molto lavoro.
Chi sa a quante porte ha bussato chiedendo qualche giornata di lavoro per il suo Gesù, nella stagione dei frantoi.
Chi sa quanti meriggi ha malinconicamente consumato a rivoltare il pastrano già logoro di Giuseppe, e ricavarne un mantello perché suo figlio non sfigurasse tra i compagni di Nazaret.
Come tutte le mogli, avrà avuto anche lei dei momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com' era, non sempre avrà capito i silenzi.
Come tutte le madri, ha spiato pure lei, tra timori e speranze, nelle pieghe tumultuose dell'adolescenza di suo figlio.
Come tutte le donne, ha provato pure lei la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai due amori più grandi che avesse sulla terra. E avrà temuto di deluderli. O di non essere all'altezza del ruolo.
E, dopo aver stemperato nelle lacrime il travaglio di una solitudine immensa, avrà ritrovato finalmente nella preghiera, fatta insieme, il gaudio di una comunione sovrumana.
Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell' esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie.
Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto.
Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l'onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce.
Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio. È perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà.
Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.

Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza.
Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l'abbandono alla volontà di Dio nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore.
E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata Regina del cielo hai ingoiato la polvere della nostra povera terra.
Maria, Donna della Nuova Alleanza, Madre del Buon Pastore, prega per noi!


lunedì 7 marzo 2011

LA PRIMA CONDIZIONE DELL'EVANGELIZZAZIONE E' L'ADORAZIONE

Intervista a monsignor Dominique Rey,
Vescovo di Fréjus-Toulon (Francia)

di Gisèle Plantec

ROMA, lunedì, 7 marzo 2011 (ZENIT.org).- Dal 20 al 24 giugno si terrà a Roma il Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica, su iniziativa di monsignor Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, con la partecipazione, tra gli altri, di sei Cardinali. In questa intervista rilasciata a ZENIT, monsignor Rey spiega l’importanza dell’adorazione eucaristia per la Chiesa di oggi e dei frutti che si attendono per la Chiesa da questo incontro senza precedenti nella Città eterna.

La Chiesa si sta mobilitando intensamente per preparare questo Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica. Qual è la sua importanza e quali sono le aspettative per questo convegno?Monsignor Rey: Questo convegno si inquadra perfettamente nell'opera portata avanti da Papa Benedetto XVI che, sulle orme di Giovanni Paolo II, intende promuovere una nuova presa di coscienza sull’urgenza missionaria con cui si confronta, oggi più che mai, la Chiesa. Il tema del convegno “Dall’adorazione all’evangelizzazione” sottolinea che questo nuovo impulso missionario si deve radicare nella vita ecclesiale ed eucaristica. La prima condizione dell’evangelizzazione è l’adorazione. Purtroppo alcune proposte missionarie di oggi si presentano più come marketing o promozione commerciale che come testimonianza di fede. Il rischio è quello di una distorsione del metodo di evangelizzazione.

È la prima volta che a Roma si svolge un incontro su questo tema. E la partecipazione di numerosi Cardinali, Vescovi e testimoni che operano nel campo come evangelizzatori e adoratori, evidenzia l’interesse suscitato dall’argomento. Questo congresso vuole dare un’anima e una spiritualità a questa nuova evangelizzazione così necessaria per il rinnovamento della Chiesa e per l’irradiazione del messaggio evangelico (...)




Elenco dei Relatori e argomenti


www.adoratio2011.com
Cardinale Antonio Canizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino , «l’Adorazione Eucaristica come cuore della vita diocesana».
Cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace , «Adorazione come fondamento della giustizia sociale».
Cardinale Raymond Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica «L’importanza dell’ Adorazione del Santissimo Sacramento nella formazione e nella vita dei sacerdoti».
Il cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino, celebrante e predicatore alla Messa, Martedì 21 Giugno .
Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero, celebrante e predicatore alla Messa, Mercoledì 22 Giugno .
Vescovo Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare de L’Aquila, Italia, “ L’ Adorazione Eucaristica come esperienza pastorale e di vita".
Vescovo Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Karaganda, Kazakistan «L’Adorazione della santa Eucaristia nella Sacra Liturgia». Vescovo D. José Ignacio Munilla , vescovo di San Sebastian, Spagna «Adorazione Eucaristica e Sacre Scritture».
Vescovo Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Toulon, Francia , «L’ Adorazione della santa Eucaristia e la Nuova Evangelizzazione».
Mons. Guido Marini , Maestro delle Cerimonie Pontificie, Città del Vaticano , «Celebrare la festa del Corpus Domini».
P. Nicolas Nicolas Buttet, fondatore della «Fraternità Eucharistein», «Eucaristia, Adorazione e guarigione».
P. Mark Kirby, priore del monastero benedettino Diocesano di Nostra Signora del Cenacolo a Tulsa, Oklahoma, USA , «Spiritualità eucaristica».

P. Florian Racine , Fondatore dei Missionari della Santissima Eucaristia, Fréjus-Toulon, Francia , «I frutti spirituali e le grazie derivanti dall’ Adorazione Eucaristica nelle Parrocchie».
Madre Adela Galindo, fondatrice delle Serve del Cuore trafitto di Gesù e Maria, Florida, USA , «Amare Gesù nell’Eucaristia con Maria: fondamento della vita religiosa.»
Sr. Joseph , Missionarie della Carità, Roma , «Dall’ Adorare Cristo nell’Eucaristia al servirLo nei poveri».
Cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, Sri Lanka, ex segretario della Congregazione per il Culto Divino , «Sollevamento di obiezioni all’ Adorazione Eucaristica».



«Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più importante che mai recuperare la capacità del silenzio interiore e del raccoglimento. L’adorazione eucaristica permette questo non solo centrato sull’»Io«ma maggiormente in compagnia di quel»Tu«pieno d’amore che è Gesù Cristo,»il Dio vicino a noi". (Papa Benedetto XVI, Angelus 06.10.2007)

Alziamoci, andiamo ... FACCIAMO SUL SERIO!!! ....



-------------- VIVERE IL VANGELO --------------
ESSERE TESTIMONI DELLA
GIOIA DEL RISORTO

al FuturShow di Bologna
per la giornata di spiritualità mensile
5 marzo 2011


Per saperne di più:
 http://www.cavalieridellaluce.net/
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Pasqua 2006. Chiara torna da Gerusalemme, dove aveva trascorso una settimana di intensa preghiera nei luoghi santi, animata da un entusiasmo incredibile e con nel cuore un grande progetto: l’iniziativa dei Cavalieri della Luce.
Tanti profeti di menzogna continuano ad entrare con prepotenza nelle case (attraverso i mass media) e seducono con le proposte di facili paradisi artificiali una moltitudine di persone; ti propongono una felicità a basso costo, che sembra lì a portata di mano di tutti e in realtà ti spingono a percorrere con estrema superficialità vie di ‘morte’.
Quanti ne sono rimasti ingannati e proprio quando si erano illusi di aver afferrato l’ebbrezza di quella felicità tanto attesa e spacciata in maniera così convincente si sono in realtà riscoperti imprigionati in trappole infernali che non perdonano, che tarpano le ali all’anima, la imprigionano fino ad ucciderla?!
E’ la storia di tanti di noi che abbiamo cercato la Gioia l’Amore la libertà la verità e abbiamo pensato di poterla raggiungere attraverso, il piacere, il successo, il denaro, il potere, il sesso… ma di fatto ci siamo ritrovati poi incapaci di amare e di accogliere l’amore, sempre più insoddisfatti, soli pur se in mezzo a tanti, con una nausea ed un’angoscia tagliente nell’anima, un vuoto incolmabile, prigionieri di dipendenze che distruggono tutto quanto di bello la vita ti regala.
Veniamo da esperienze di vita molto differenti (chi ha avuto successo, chi una vita apparentemente normale ma senza colore, chi è finito nella prigione mortale della droga, chi nella sesso-dipendenza, chi nell’anoressia, nella depressione, nell’alcolismo, nella solitudine… chi nelle esperienze più estreme e varie…) ma siamo tutti accomunati da una stessa meravigliosa scoperta: Colui che è L’Amore è venuto ad abitare in mezzo a noi per donarci il segreto della pienezza della Gioia, per rivelarci la Verità che ci rende liberi, per regalarci La Pace, la Sua Pace che non è di questo mondo! Il Signore della storia è entrato nella nostra storia per trasfigurarla e dischiuderci nuovi meravigliosi orizzonti di eternità, ha ridonato ali al nostro spirito, ha aperto i nostri ‘sepolcri’ per donarci la vita in abbondanza. L’Amore degli amori ha fasciato le piaghe dei nostri cuori spezzati, si è inabissato nel nostro inferno e lo ha colorato di Cielo!!! Sì, il Verbo si è fatto carne è ad abitare in mezzo a noi e abbiamo visto la Sua Gloria: dalla Sua pienezza abbiamo ricevuto grazia su Grazia!!! Abbiamo scoperto che l’Amore è l’unica forza capace di riaccendere la speranza là dove c’è solo disperazione e il Vangelo vissuto è l’unica rivoluzione capace di salvare un mondo che sta ‘morendo’ per mancanza di amore.
Abbiamo così deciso di lasciarci arruolare da Gesù Cristo nel suo esercito dei cavalieri della luce per portare la Sua meravigliosa rivoluzione in tutto il mondo. Vogliamo provare a vivere il vangelo con radicalità convinti che se uniamo le nostre piccole forze con impegno e generosità potremmo contrapporre alla follia del terrorismo, delle sostanze stupefacenti, della violenza dilagante, delle stragi di innocenti, del mercato del sesso, della prostituzione, della schiavitù… una silenziosa ma inarrestabile rivoluzione. L’Amore che Gesù è venuto a insegnarci, la rivoluzione del Vangelo, ha già illuminato e cambiato la storia personale di tutti noi che abbiamo deciso di diventare “cavalieri della luce” e siamo certi che potrà cambiare il corso della storia.
Desideriamo percorrere i ‘deserti’ del mondo e ascoltare il grido di chi non ha più voce, raccogliere il dolore di chi è disperato certi che anche le lacrime, raggiunte dal raggio dell’Amore, possono risplendere di Luce divina nel firmamento dell’eternità e trasformarsi in splendidi arcobaleni che illuminano le nostre città. Sempre Uniti nel portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo!!!
Chiara Amirante

Chi Sono i Cavalieri della Luce?


Il Cavaliere della Luce è un Innamorato della VeritàI cavalieri della Luce: sono persone ( appartenenti anche ad altri movimenti, associazioni e realtà ecclesiali) che decidono di “lasciarsi arruolare nell’ esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo e prendono l’impegno di: “essere degli innamorati della Verità, nutrirsi della Sua Parola, proclamarla vivendola con grande radicalità, alla lettera, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo; andare nelle strade nelle piazze sui tetti annunziare con forza la Buona Notizia; immergersi negli ‘inferi’ del mondo per colorarli di Cielo”.
Il Cavaliere della Luce desidera rivestirsi dell’armatura di Dio che san Paolo descrive:

Prendete perciò l’armatura di Dio, perchè possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza. (Ef 6, 13-18)



La missione dei Cavalieri della Luce è portare l'Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d'Amore.
Un Cavaliere desidera essere generoso e valoroso, lottare per il bene fino all’eroismo. Sembra molto impegnativo, ma è il Signore stesso a dare la Sua forza a chi lo segue con tutto il cuore!




 Tutto posso in Colui che mi da forza
Fil 4,13

mercoledì 2 marzo 2011

UN TEMPO PER TROVARE E RITROVARSI ....

















CON CHIARA ...



.. per portare nel mondo la rivoluzione del Vangelo!





TRACCE - Incontro 1 marzo 2011



Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all'intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazareth, l'hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa' che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

 


C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».

Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Giovanni 3,1-21


Dopo la descrizione dei rapporti di Gesù con i giudei, il vangelo introduce il personaggio che ne è il rappresentante tipico: Nicodemo (vedi Gv 3,1-8).
L’incontro tra Gesù e Nicodemo mette in luce due cose inseparabili: il dono della vita celeste attraverso la morte e risurrezione di Gesù; l’acquisto della salvezza da parte di ogni uomo mediante il Battesimo.
L’evangelista chiama Nicodemo “un’autorità fra i giudei”, cioè membro del Sinedrio. Non è soltanto un giudeo pio, buon conoscitore della Legge: è soprattutto un “maestro d’Israele”. Egli presenta per noi, con questo personaggio autorevole, una “notte” che  in realtà è la notte che attraversa ognuno di noi. Nicodemo è infatti un uomo in ricerca, che non accetta supinamente il rifiuto di Gesù come gli altri Giudei del suo gruppo. Per questo desidera un incontro personale, vuole poterlo guardare negli occhi e rivolgergli quelle domande che ha nell’anima, soprattutto dopo aver visto i miracoli compiuti dal Maestro.





Gesù anticipa la risposta a questo desiderio: la condizione indispensabile per la salvezza è nascere "di nuovo". Nicodemo si trova imbarazzato di fronte al "nascere di nuovo". Gesù gli parla di un "nascere dall'alto".
A noi e a Nicodemo, Gesù vuole insegnare che il nascere "da acqua e spirito" è il sacramento del Battesimo già operato, ma anche e ancora da operarsi nell'arco della vita. Egli intende farci uscire dai nostri schemi mentali, indicandoci la via dell’Esodo, dello sradicamento, del cambio, ma il dialogo non sempre decolla! …

Quella notte, la nostra notte. Noi, come Nicodemo non vediamo “una luce nuova” quando stiamo di fronte a Dio in modo ‘ingessato’, rinchiusi nelle nostre idee e nei nostri concetti. Teniamo troppo alla nostra tranquillità, il nuovo ci fa paura.

 Guardando a Colui che “ha fatto nuove tutte le cose” siamo più spaventati che illuminati.

Quella notte, le parole di Gesù  divennero carne in quell'anziano fariseo e gli donarono energia e vita nuova.
 E in noi?


Ricevi, o Signore, le nostre paure
e trasformale in fiducia.
Ricevi la nostra sofferenza,
e trasformala in crescita.
Ricevi le nostre crisi,
e trasformale in maturità.
Ricevi le nostre lacrime,
e trasformale in preghiera.
Ricevi il nostro scoraggiamento,
e trasformalo in fede.
Ricevi la nostra solitudine,
e trasformala in contemplazione.
Ricevi le nostre attese,
e trasformale in speranza.
Ricevi la nostra morte,
e trasformala in resurrezione!




Nicodemo si reca da Gesù di notte, per timore, e pur nel timore trova il coraggio di porsi in ascolto e di rimettersi in cammino. Attraverserà molte notti sempre in lotta con il timore e sempre più attratto dalle parole:

«Rinascere dall'alto».Per Nicodemo, nel pieno del suo realizzarsi umano e religioso - è un capo dei Giudei, è il maestro in Israele, è uno che sa -, incontrare Gesù è un evento destabilizzante che lo provoca alla radice delle proprie certezze, che inquieta la sua sicurezza di adulto nella fede, che sfuma i tratti sicuri del volto di un Dio ritenuto noto.
Nicodemo deve percorrere l'intera parabola del Vangelo per ritrovare il vero volto di Dio e la propria nuova e vera identità, come se risalisse dal basso, dall'oscurità di un grembo sicuro dentro il quale la Parola squarcia il velo dell'ignoranza e apre il varco verso la luce.
***
Teso tra paura e desiderio, nel ritrarsi e nel cercare, Nicodemo si scopre, man mano, quasi inconsapevolmente, dalla parte di Gesù, fino a prenderne le difese apertamente. (Gv 7, 50-51)
Cosa significhi rinascere dall'alto Nicodemo forse lo comprende e ne fa esperienza proprio là dove è il punto estremo dell' oscurità e della debolezza: la morte del Figlio di Dio. Ancora nascostamente, per timore, egli si fa accoglienza e custodia del corpo esanime di Gesù, divenuto visione interiore di luce.
(Gv 19, 38-42)
È a partire da questa esperienza di morte e di vita che Nicodemo, come ogni discepolo, diviene credente nell'arrendersi all'Amore donato, nell'imparare a esporre e consegnare il proprio "più nulla da perdere".

Non si dice molto della storia di Nicodemo. Dopo il colloquio notturno lo si incontra in altri due punti del Vangelo che lasciano intravedere un progressivo evolversi nella fede. È come se la sua figura camminasse ai margini, attento alla vicenda di Gesù, ma da lontano e assaporando l'ambiguità, il disorientamento, il dubbio Può forse un uomo entrare una seconda volta nel grembo di sua madre?, e lasciando risuonare nella memoria e vibrare nella carne le parole udite:«Se uno non rinasce dall'alto...». (Gv 3, 3)





Solo la lampada della Fede alimentata dall’olio della Preghiera produrrà la luce della Sapienza capace di vedere oltre l’apparente “non senso”. Vieni, Santo Spirito!